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CON SENTIMENTO – La ragazza dagli occhi del cielo

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Nove Oscar in un colpo solo, non si vincono facilmente. Per riuscirci devi chiamarti Bernardo Bertolucci e dirigere un colossal come “L’Ultimo Imperatore”. Accadde nella notte degli Oscar del 1988, una notte che segna un’epoca, celebrando il trionfo di uno dei più grandi registri della storia del cinema. Ma, sportivamente parlando, ci piace pensare che in quello stesso anno ci siano state molte altre notti particolari, passate magari a parlare, a cercare accordi, a smussare angoli e punti di vista… E che alla fine di una di quelle notti, diverse persone di buon senso abbiano deciso di far entrare nella storia il 1988, per un altro evento davvero epocale, che ha cambiato il modo di vivere la pallavolo di un intero territorio. Qualcosa che assomiglia molto a quello che è avvenuto in questa estate tra Wealth Planet Perugia e Pallavolo Perugia, che hanno scelto di iniziare un intelligente, costruttivo percorso comune. Il 1988 è l’anno in cui nasce una delle realtà pallavolistiche migliori degli anni ottanta, forse la prima grande sinergia sportiva della nostra regione nel mondo delle schiacciate. L’idea, parafrasando uno degli elementi portanti dell’Ultimo Imperatore di Bertolucci, è quella di abbattere la “città proibita”… del campanile, dei personalismi, della dispersione di energie umane ed economiche. E’ con questo spirito e con molto altro che, nel 1988, nasce la Pallavolo Media Umbria, che unisce sotto lo stesso marchio tre distinte realtà sportive: Pallavolo Deruta, New Volley Marsciano e Avis Pallavolo Marsciano. Un grande team che si pone l’obiettivo di far crescere il volley maschile e femminile nei territori di Marsciano, Deruta, Collazzone, Collepepe e San Venanzo. Un progetto lungimirante, un’idea vincente, una culla per tanti ragazzi e ragazze che, vestendo i colori della Pallavolo Media Umbria hanno spiccato il volo verso grandi mete sportive. Di quel progetto, di coloro che hanno vissuto quell’esperienza da dentro, lasciando un segno importante del loro passaggio, può beneficiare anche la Tuum di oggi, grazie alla presenza di due personaggi del calibro di Remo Ambroglini e Massimo Volpi: professionalità di assoluta eccellenza, adesso al servizio di un progetto molto, molto ambizioso. In campo, invece, c’è un’atleta che di quella stagione d’oro è stato uno dei talenti migliori, colei che occupa in questa stagione il centro della rete nel progetto perugino: Martina Tiberi.

Tra le decine di ragazze che sono uscite dal fiorente vivaio della Pallavolo Media Umbria, tra l’altro diretto da grandi presidenti come Mauro Andretta prima e Giancarlo Toccaceli poi, Martina ha stabilito un primato assoluto, che merita di essere ricordato ancora oggi. Lo fecero ovviamente al tempo, con il dovuto rilievo, tutti i media locali, con titoli come questo: “Volley, una marscianese in azzurro”. Martina è stata infatti la prima ragazza del territorio ad entrare nel giro della nazionale. Le cronache dell’8 luglio 2007 raccontano: “La quindicenne Martina Tiberi ha ricevuto la convocazione da parte del selezionatore della nazionale italiana Pre-Juniores. La notizia rappresenta, oltre che una soddisfazione personale per la giovanissima atleta, anche un riconoscimento del buon lavoro portato avanti in questi anni dal movimento pallavolistico marscianese, ormai un punto di riferimento per la regione”. Se mai il progetto Pallavolo Media Umbria avesse avuto bisogno di un fiore all’occhiello da esibire con orgoglio, quello fu il più prestigioso possibile: la testimonianza tangibile della qualità del lavoro svolto da un sodalizio capace di forgiare, anche in una piccola regione come l’Umbria, talenti in grado di mettersi in luce a livello nazionale. Lo sport è anche poesia, e questa parte della storia di Martina sembra fatta apposta per diventare poesia, una poesia di colori dominata dalla stessa tonalità… L’azzurro degli occhi di una quindicenne che, indossando il biancoazzurro marscianese, vola verso l’azzurro della nazionale… Indaco dagli occhi del cielo, ecco il titolo perfetto per questa poesia…

Martina, per arrivare fin lì, per conquistare la scena, non ci ha messo molto. Ha iniziato a muovere i primi passi nel volley che conta poco tempo prima di quella convocazione. La trafila nel settore giovanile, i passaggi classici del percorso di ogni atleta che poi, in una realtà importante come quella marscianese, portano all’approdo nella squadra maggiore: dalla stagione 2006-2007, quella che precede appunto la chiamata in azzurro, il giovane talento “dagli occhi del cielo” è già nella rosa della squadra che affronta il terzo campionato nazionale, la serie B1.

Lo sport, come abbiamo detto, è anche poesia. Ma è pure prosa. E’ un racconto che non ubbidisce né a regole metriche né a percorsi prestabiliti. La convocazione azzurra è un traguardo, un premio, uno stimolo. Ma sarà anche, in qualche modo, un momento particolare nella crescita sportiva di Martina, che dopo essersi cimentata con i ruoli di centrale e di opposto, scopre anche la possibilità di aprirsi una strada come palleggiatrice. Un’opportunità che sarà in effetti un’occasione di crescita, che aumenterà le sue qualità tecniche, quelle che le permettono di essere oggi una delle centrali più forti della categoria.

Quella della “Martina Tiberi palleggiatrice” rimarrà però solo una parentesi. La poesia, diventa prosa. E’ prosa, un percorso che, a metà della stagione 2009-2010 incontra variazioni non previste, quelle che cambiano approcci e desideri. Martina sceglie di tornare a giocare come centrale. E’ prosa veder sbiadire l’azzurro, ogni tipo di azzurro, non riconoscersi più negli stessi colori o forse semplicemente, al di là dei colori, non riconoscersi e basta. La maglia bianco azzurra finisce in un cassetto in attesa di tempi migliori. Tempi migliori, che verranno. Il tempo, è proprio un grande, meraviglioso risolutore… Col tempo, infatti, diversi tasselli ritorneranno al loro posto. Non a caso, in tema di luoghi natii, il legame sportivo di Martina con Marsciano, escludendo la stagione 2010-2011 giocata a San Feliciano, continua fino alla stagione 2012-2013. In tutto saranno cinque i campionati giocati in serie B1, e uno, l’ultimo, quello del 2012-2013 in serie B2, a fare di Martina un tassello importante del mosaico Pallavolo Media Umbria.

Curiosamente, in seguito, la carriera della forte giocatrice marscianese si sviluppa tutta nelle squadre della nostra regione. Così, dopo Marsciano e San Feliciano, nella stagione 2013-2014, Martina sceglie di risalire in B1 e lo fa accettando la proposta di Bastia Umbra, dove si affida alle cure del tandem formato da Gianluca Ricci e Alessandro Papini. Sarà una stagione importante quella, per Martina, che trova due grandi conoscitori della pallavolo, due maestri, disposti ad affinare le sue qualità tecniche. “Lavorammo tantissimo sui fondamentali, sugli spostamenti, sul posizionamento delle mani a muro” ricorda Alessandro. “Arrivava sempre almeno venti minuti prima delle compagne – gli fa eco Gianluca – per svolgere un lavoro specifico con grande disponibilità”. “Ha avuto fiducia nel lavoro che abbiamo fatto – prosegue Alessandro Papini – e questo è stato gratificante per noi e credo molto utile anche per lei”. “Tecnicamente – chiosa Gianluca Ricci – per me è la centrale più forte della serie B1: battuta, muro, difesa, secondo tocco. Ha tutte le caratteristiche di una giocatrice completa”. La stagione bastiola è davvero formativa nel senso più ampio del termine, è ricca di soddisfazioni e si conclude con un ottimo sesto posto, ad una manciata di punti dalla qualificazione-play off. Ed è soprattutto una grande dimostrazione di umiltà. Con sette campionati di serie B alle spalle, Martina accetta di “rimettersi in discussione” dal punto di vista tecnico, di credere nel lavoro che gli allenatori le chiedono di fare, di applicarsi con disponibilità e passione. Chapeau.

Terminata l’esperienza con la “Edilizia Passeri” arriva la chiamata di Orvieto, altro ambiziosissimo team della B1 femminile che si accaparra il talento di Martina. Si apre così un biennio importante con i colori gialloverdi, con cui arriva anche la vittoria in Coppa Italia nella stagione 2014-2015. Avrà un sapore dolce e amaro per Martina quel successo, perché un problema importante alla caviglia la costringe a saltare il finale di stagione e a trascorrere un’estate in cui deve tirar fuori tutta la tenacia e il carattere di cui dispone per farsi trovare pronta all’inizio della stagione successiva, quando ad Orvieto si riforma il fortunato sodalizio con Gianluca Ricci, che guiderà la Zambelli ai play off per la promozione in A2.

Quella del successo nella Coppa Italia del 2015, è un’onda lunga che si propaga fino alla stagione successiva… A Marsciano, quella vittoria non è passata ovviamente inosservata. E’ bello quando una città si ricorda dei propri figli, li segue anche quando sono lontani e appena può ne celebra i successi. E’ senso di appartenenza, è quel filo che non si spezza mai e che ti ricorda sempre chi sei, da dove vieni e , forse, dove vorrai sempre tornare… Perché quella è, davvero, casa tua. Il 7 marzo del 2016, sul palco del Teatro Concordia, per ricevere il prestigioso Premio Nestore (riconoscimento che viene assegnato annualmente alle eccellenze dello sport nazionale e locale), salgono due protagoniste della conquista della Coppa Italia di Serie B, due marscianesi doc, due grandi amiche: Martina Tiberi e Flavia Volpi. Due tasselli importanti di quel mosaico nato molto tempo prima sotto le insegne della Pallavolo Media Umbria: due atlete che continuano con successo la loro avventura sportiva e una tradizione importante. Non può non avere un sapore speciale quel premio. Non è un evento qualsiasi, essere lì, quella sera, per Martina e Flavia. Perché la pallavolo è anche questo. E’ crescere insieme, trovarsi, sapere che ci sono legami che resisteranno al tempo e alle maglie… Loro, sono due amiche vere… Di Martina, Flavia dice: “Da amica dico che non è facile trovare persone come lei, è una combattente, ma dal cuore d’oro !” E se lo dice lei, non possiamo che crederci…

Martina Tiberi è un talento, una giocatrice che ha saputo apprendere le molte lezioni che la vita sportiva le ha offerto. Rappresenta la fusione perfetta di qualità tecniche e personali, cui bisogna aggiungere una forza un po’ speciale, quella di chi è chiamato ad inseguire i suoi sogni sportivi, convivendo con un fisico che richiede di essere curato con particolare attenzione. “Nonostante i vari acciacchi – ci spiega Flavia, proprio l’amica di tante battaglie che in questa stagione gioca ad Acquasparta – non si è mai data per vinta, ha sempre faticato per rialzarsi ma ci è sempre riuscita ! La riprova è questo ulteriore anno di pallavolo ad alti livelli, per di più con una nuova squadra e nuove compagne…”. Già, una nuova grande sfida per Martina, la ragazza “dagli occhi del cielo”, che ha deciso di cambiare decisamente il colore con cui continuare la sua avventura sportiva. Ha scelto il nero, le magliette nere della Tuum, per una nuova sfida di alto livello, nella città pallavolisticamente più importante della regione, magari per toccare con mano un sogno chiamato serie A2. Per scrivere, forse, la pagina più speciale della sua ancora giovane carriera.

Una di quelle pagine che potrebbero entrare davvero nella storia, quelle pagine che se le vivi circondata dalle persone che ami, dalla tua famiglia innanzitutto… da chi ti fa battere il cuore e dagli amici di sempre, te le godi molto di più… Chissà, magari è proprio per questo che Martina ha vissuto la sua carriera sempre nelle nostre squadre, in questa nostra terra che è legame, destino e punto di riferimento, sempre. Ci auguriamo davvero che quella di Martina e di tutti noi, sia la stagione più felice possibile. Una stagione da ricordare, da raccontare per esempio ai propri nipoti, anche quando questo tempo sarà ormai lontano… “Tu, Giada, non puoi ricordare quando ti tenevo in braccio… Ma io quel tempo, non l’ho dimenticato… Come quando giocavo all’Evangelisti e…” Il finale della storia, di questa storia, ancora non lo conosciamo: è tutto da scrivere. Forse è solo un sogno. Ma, forse, questo sogno, insieme, possiamo farlo diventare realtà…

CON SENTIMENTO – Cavalli di razza

Eleonora Fastellini

Un punto. Tanto per cominciare. Ogni punto è importante e ha un suo perché. E’ un granello di sabbia indispensabile per costruire il castello. Ce ne vogliono almeno settantacinque, di quei granelli lì, per portare a casa una vittoria. E se tu riesci a mettercene uno, hai dato comunque qualcosa di importante alla causa. Il 20-15 del terzo set, sabato scorso, lo ha messo a segno Eleonora Fastellini. Fast, per gli amanti dei nick name o… soprannomi, per essere meno esterofili. Fast, che vorrebbe ricevere e schiacciare ma, per “colpa” della sua innata duttilità, finisce per giocare spesso anche da opposto. Per questo, subentrando alla Mina, Eleonora ha fatto il suo contro il San Michele Firenze. Fast è un marchio di fabbrica, di famiglia si potrebbe dire. Perché, per esempio, se cerchi “Fast” su faccialibro, lui ti offre anche un’altra risposta: Veronica Fast Fastellini. Ovviamente le due Fast si conoscono… Sono due destini, due cavalli di razza, “le Fast”. In grado, per motivi diversi, di andare oltre gli ostacoli…

E allora partiamo da qui. Lo abbiamo detto e scritto in un altro pezzo. Lo sport è una palestra di vita che spesso ci mette di fronte a situazioni che, pur essendo “possibili”, rappresentano prove non di poco conto. Ostacoli. Ostacoli inattesi che richiedono tutta la nostra forza, tenacia e determinazione… per essere superati. E’ quello che oggi sta provando sulla sua pelle Valentina Mearini, centrale della Tuum, costretta ai box da un brutto infortunio. Guardandosi intorno, la Mea, ha scoperto nei volti di alcune compagne vecchie cicatrici… Quelle di chi ha conosciuto, affrontato e superato gli stessi ostacoli che oggi deve affrontare la Mea. E’ successo a Noemi, a Jessica, a Martina (di cui racconteremo prossimamente la storia) ed anche ad Eleonora. Eleonora Fastellini, con gli ostacoli, nel tempo, ha imparato ad avere una discreta confidenza. Ha imparato a saltare quelli che potevano frenare la sua ascesa sportiva, così come, i ben infornati, ci dicono che stia imparando a saltarne altri, di ostacoli, aiutandosi con un cavallo… Ma questa è un’altra storia, su cui magari ritorneremo più avanti.

Quando parliamo di “ostacoli pallavolistici” dobbiamo ricordare che, Eleonora Fastellini, nella sua lunga e brillante carriera, nell’ormai lontano 2009, ha vissuto un’esperienza molto formativa proprio qui dove è appena iniziata la sua nuova stagione, insieme ad un altro protagonista di oggi: Davide Pieragalli. Davide è il mitico fisio di casa Tuum, colui che da anni ormai segue le preziose “apparecchiature” in dotazione alle atlete che transitano dall’Evangelisti. Quello è stato un periodo duro, durissimo, doloroso. Un ostacolo, appunto. Saltato. Naturalmente, intorno a quell’ostacolo, c’è stato un prima e un dopo. Che siamo andati a rileggere e che vogliamo condividere proprio con chi ci segue. Anche in questo caso, come in tutti quelli delle altre storie raccontate, per apprezzare fino in fondo la ricchezza del materiale tecnico e umano di cui è composta la squadra perugina di questa B1 2016-2017.

“Era l’anno dei Mondiali, quelli dell’86, Paolo Rossi era un ragazzo come noi…” E proprio nell’86, a metà aprile, quando i mondiali messicani sono ancora lontani, nasce Eleonora Fastellini. Nasce ad Assisi, ma non ditele che è una “schiacciatrice assisana”… Assisi è semplicemente il punto nascita (ormai purtroppo chiuso) dove tua madre ha scelto di farti venire alla luce, mentre tu sei figlia della tua vera città… Eleonora ha aperto gli occhi nell’ospedale della città di San Francesco, ma è orgogliosamente bastiola. Punto. Ed è proprio a Bastia Umbra che ha imparato ad amare il volley, in una citta dagli importanti trascorsi pallavolistici sia al maschile che al femminile. Parentesi. Per “le Fast”, la pallavolo è un po’ un dogma: anche Veronica, sorella minore di Eleonora, dopo un iniziale approccio con il nuoto, decide di cimentarsi con la pallavolo. Senza paura, senza temere confronti. E a quegli allenatori che, alla Fastellini palleggiatrice, Veronica appunto, dicono che lei è “la sorella scarsa”, la piccola di casa fa sapere, anche a distanza di anni, che “non ci hanno mai capito un tubo”. Beh, in casa Fastellini, il carattere non manca proprio a nessuno ! Cavalli di razza, per due destini che… non si uniscono, si sfiorano soltanto. Perché, sottorete, loro, non si incontreranno mai.

Ma torniamo ad Eleonora che, a Bastia, dopo la trafila nelle giovanili, arriva a disputare nella stagione 2003-2004 la serie C, massima categoria regionale. Dopo tre campionati in serie C, ecco il salto di categoria, seppure con un’altra maglia. E’ quella maglia del San Mariano, con la quale disputa due campionati consecutivi in serie B2. La ragazza nata nell’anno dei mondiali, quelli dell’86, sta crescendo. E l’Umbria, forse, comincia a starle un po’ stretta. Così nella stagione 2008-2009, salta ancora più in alto, sale di categoria e affronta la prima esperienza lontano da casa. Si sale in B1, si sale in Veneto, si gioca nella Meg Codognè. Uno step parziale di quella stagione perché, ad inizio dicembre del 2008, si concretizza il passaggio a Forlì, sempre in serie B1, in una piazza che l’aveva già cercata nel corso dell’estate precedente, prima che Eleonora scegliesse proprio Codognè. Il coach di Forlì, Andy Delgado, un tipo cresciuto alla “scuola Velasco”, uno che se ne intende insomma, non nasconde la sua soddisfazione per quell’acquisto: “E’ una giocatrice che mi piace molto e già in estate avevamo provato ad ingaggiarla, ma l’operazione non era andata a buon fine. Ora ci siamo riusciti e sono molto contento.”

La stagione di Forlì si chiude con la salvezza, mentre la carriera di Eleonora sta per conoscere il brusco stop di cui sopra. Il crociato salta, proprio nell’ultima parte di quella stagione, vissuta nelle file della squadra universitaria. L’infortunio arriva proprio durante la finale nazionale del torneo, a Lignano Sabbiadoro: per il Cus Perugia sarà “solo argento”, mentre per la ragazza di Bastia inizia il periodo più duro della carriera. E qui, le sue strade si incrociano con quelle del fisio, di Davide Pieragalli, che lavora per la Sirio Perugia, nuova squadra di Eleonora, in serie B2. “Arrivò molto sofferente dal post intervento – ricorda Davide – ma con grande forza ci siamo rimessi in forma”. Recupera così bene Eleonora, da entrare anche nel gruppo della Sirio che disputa la serie A1. E’ la Despar dell’Imperatore Claudio Cesar Cuello, di Zetova, Quaranta, Leggeri, Angeloni, Vasileva… e sarà anche di Eleonora Fastellini, che di quell’approdo lascia un ricordo tangibile proprio al suo fisioterapista di fiducia. “A fine stagione mi ha regalato la sua maglia da gioco e ancora ce l’ho nel mio studio, incorniciata ed appesa”. Ostacolo superato, una favola a lietissimo fine, un trampolino per lanciarsi verso nuove ambiziose sfide; per tornare, intanto, in quella categoria da cui era scesa pochi mesi prima…

E’ ancora B1 dunque, sarà soprattutto Mercato San Severino, la città dove disputa un biennio da favola agli ordini del coach Emiliano Giandomenico. Il suo arrivo è salutato così dai media locali: “Rota schiacciasassi con Eleonora Fastellini !”. Il titolo è già tutto un programma, il contenuto, non è da meno: “Il presidente Maiellaro ingaggia la schiacciatrice Eleonora Fastellini, un autentico pezzo da novanta sulla banda. E’ un’atleta completa nel suo ruolo, propositiva in fase di attacco e con un ottimo muro: sarà fra i pilasti del roster di Mercato San Severino per il prossimo torneo di B1” La prima stagione del biennio, quella in serie B1, si conclude con un secondo posto nel girone D e la sconfitta nella semifinale dei play off per la promozione in A2 contro l’Azzurra San Casciano. Quel finale di stagione rappresenta lo stimolo per chiedere un ripescaggio in A2 che San Severino ottiene, confermando nel suo organico Eleonora, che disputa così la sua prima stagione in serie A. Torneo chiuso con un buon undicesimo posto in classifica ed un contributo fondamentale alla causa. Il debutto in serie A2 è datato 16 ottobre 2011, nel terzo set della gara giocata in trasferta contro la Icos Crema di Elisa Togut. I primi punti in serie A arrivano invece alla quarta di andata, nel match giocato dalla sua Rota Volley in trasferta, al PalaPozzillo di Sala Consilina. Il 26 aprile 2012, nell’ultimo match interno della stagione, ci sarà una sorta di “passaggio di consegne”: in un PalaRota gremito all’inverosimile San Severino vince per 3 a 1 e conquista la matematica salvezza, battendo il Soverato. In quel match, nel “sei più uno” delle campane, ci sono ben tre perugine: Giulia Pascucci, Marta Medaglioni e, naturalmente, Eleonora Fastellini, che chiude il match con 6 punti (3 in attacco, 2 ace, 1 muro) ed un 67% di ricezione perfetta. Perché “passaggio di consegne” ? E’ presto spiegato.

Dopo la stagione del debutto arriva quella della conferma. Ancora A2, ancora al sud, un po’ più a sud, con il passaggio… proprio a Soverato. La permanenza in Calabria però non sarà lunghissima a causa delle problematiche economiche del sodalizio: a gennaio arriva una rescissione consensuale del contratto che riporta Eleonora in Umbria, di nuovo a San Mariano, in serie B1. In realtà un ritorno che, per problematiche di tesseramento, diventa un nuovo inatteso ostacolo nel tortuoso percorso di quella stagione 2012-2013. Eleonora deve saltare anche questa barriera, imprevista, molto fastidiosa… per continuare il suo percorso sottorete.

Ma anche le barriere del 2012-2013 vengono superate. Si riparte, nel senso più pieno possibile: in serie B2, di nuovo al sud, in provincia di Cosenza, nelle file della Kermes Spezzano Albanese. A gennaio però, arriva una chiamata alla quale Eleonora non può dire di no, quella della categoria superiore, quella di Corato. Lei non ha dubbi: “Probabilmente avrei continuato a giocare senza grandi pressioni nello Spezzano Albanese in B2, ma il richiamo di una città così importante come Corato, di un allenatore dal quale ho imparato tanto, come Emiliano Giandomenico, e soprattutto gli stimoli che soltanto un campionato di alto livello come questa serie B1 può regalarti, mi hanno convinto a ributtarmi nella mischia: sono pronta”. In Puglia il bilancio finale è quello di un torneo chiuso a metà classifica, in cui Eleonora si toglie belle soddisfazioni come quella, tanto per fare un esempio, di essere la miglior realizzatrice nel match vinto contro il Volley Friend Roma con ben 18 punti messi a segno.

Chiusa la parentesi pugliese, è tempo di tornare in Umbria. La chiamata di Orvieto è di quelle importanti, la società ambiziosa, l’ambiente stimolante e per due stagioni Eleonora è una delle tigri che difendono i colori della citta della Rupe. “Credo sia di gran lunga più difficile tornare a giocare nella propria zona, piuttosto che andarsene” spiega presentandosi nel nuovo ambiente, nel pieno della maturità. Play off sfiorati alla prima stagione, impreziosita dalla vittoria in Coppa Italia; play off per la promozione in A2 nello scorso torneo. Un biglietto da visita di assoluto prestigio per un’atleta che, alla soglia dei trent’anni, ha ancora molto da dare in un ambiente, quello perugino, che conosce molto bene. E chi invece la conosce benissimo, come Gianluca Ricci, suo tecnico ad Orvieto, ne esalta le “caratteristiche di duttilità che le permettono di essere utile in tante situazioni e che le permettono di essere il settimo ideale per qualsiasi squadra”.

A disposizione del progetto Tuum c’è dunque una giocatrice che, tra l’altro, ha stabilito subito, fin da questa estate, un feeling speciale con l’ambiente, col nuovo coach e con il resto dello staff… Normale, per un’atleta ed una persona come Eleonora Fastellini: davvero un cavallo di razza, un mix perfetto di esperienza, carattere, forza, capacita di fare gruppo e… abitudine a saltare qualsiasi ostacolo. Forse deve essere per questo che anche lei si è avvicinata all’equitazione… La disciplina del “salto ad ostacoli”, in cui si cimenta con successo la sorella Veronica, potrebbe aver rappresentato un qualche tipo di “trampolino” anche per lei. In fondo, questa è anche la storia di due sorelle… che non si sono mai incontrate sottorete (“Ci saremo allenate insieme quattro volte in diciotto anni” ricorda Veronica) e che, invece, il destino ha voluto far trovare, oggi, dentro lo stesso maneggio… Strade sportivamente diverse, ma forse legate da un curioso percorso del destino, da percorsi ad “ostacoli paralleli”, che ognuna ha affrontato a suo modo, trovando in ogni ostacolo la sua logica e la forza, lo stimolo, per andare oltre… Perché fa parte del gioco o perché è così e basta. Non sappiamo quali altri capitoli si aggiungeranno a questa storia molto particolare. Sappiamo però che, nel 2017, quando ci auguriamo che la “scuderia Tuum” sarà impegnata nella parte più speciale della stagione… nella “scuderia Fastellini” nasceranno due puledri… Forse un segno del destino, in una storia di sport, di legami, di percorsi comuni e diversi, vicini e lontani. Di palloni e cavalli, di schiacciate ed ostacoli, in quel gioco della vita in cui, ognuno di noi gioca, semplicemente, ad essere sempre il migliore… Come hanno sempre fatto “le Fast”, cavalli di razza… “Due destini che si uniscono… superando quegli ostacoli… solo per cercare di essere migliori…”

CON SENTIMENTO – Predestinati

CON SENTIMENTO - Predestinati

Due giornate di campionato sono niente. Ovviamente sono importanti, perché si comincia da qui a mettere fieno in cascina per la parte finale della stagione, soprattutto per ottenere il miglior piazzamento possibile in chiave play off. Così come partire bene e non lasciare punti per strada, avere cioè fin da subito costanza di rendimento, è determinante per mettere le mani su quel primo posto che garantisce la promozione diretta. E sarà bene ricordare, a chi magari non è preparatissimo in materia, che per effetto della riforma dei campionati, il meccanismo di questa stagione prevede ben otto promozioni dalla serie B1 alla serie A2 femminile: una promozione diretta per ognuno dei quattro gironi e altre quattro promozioni attraverso i play off, cui accedono la seconda, la terza e la quarta classificata di ogni girone. C’è insomma spazio per coltivare diverse ambizioni… Perché potrebbe addirittura accadere, nella migliore delle ipotesi, che da un girone come il nostro possano salire in A2 addirittura tre squadre ! Quindi, affermare, come ha fatto qualcuno, che non avrebbe avuto senso costruire squadre ambiziose in questa stagione, in un girone come il nostro, dove ci sarebbe una squadra di due spanne superiore alle altre, è quanto meno curioso. Così come sembrano curiose le affermazioni in base alle quali, dalle parti dell’Evangelisti, ci sarebbe stato un sostanziale “immobilismo” sul mercato… Allo stesso tempo, si mettono in dubbio, al di là della domanda di ripescaggio fatta dalla Tuum (che ricordiamo comporta dei costi, non si fa per gioco…) le reali intenzioni di Perugia di giocare in A2 !

Affermazioni come queste, in tutta franchezza, non necessitano di alcun commento. Sorprende semplicemente il livello di approssimazione con cui si offrono alla platea dei propri ascoltatori, notizie ed opinioni tutt’altro che attendibili. Giova ricordare, solo a titolo di cronaca, che nel roster della Tumm 2016-2017 ci sono state sette conferme e sei nuovi ingressi. Potrebbe essere utile spiegare che, tenendo conto del malaugurato infortunio occorso a Valentina Mearini, nel “sei più uno” che ha iniziato la gara di sabato scorso contro il San Michele Firenze sono scese in campo quattro giocatrici nuove e tre della passata stagione. Per quanto concerne i curriculum, ovvero le prestigiose esperienze nazionali ed internazionali delle atlete che compongono il gruppo perugino… rimandiamo ad un tipo di lavoro che rientra nella categoria del “documentarsi”.

Apro una parentesi personale per fare un piccolo esempio, a questo proposito. Perché, anche quando si parla di sport, è sempre meglio conoscere, reperire informazioni, leggere, studiare… se, giornalisticamente, si vuole offrire a chi ascolta o legge… un buon prodotto. Dicevo, faccio un piccolissimo esempio personale. Nelle settimane scorse, mi è capitato di fare una bellissima esperienza televisiva, conducendo per l’emittente Umbria Tv tre speciali da Foligno in occasione della manifestazione “I Primi d’Italia”, il Festival Nazionale dedicato ai primi piatti, giunto alla sua diciottesima edizione. Nel corso di questi speciali ho avuto il piacere di intervistare… politici, imprenditori, cuochi, scrittori, attori, giornalisti, medici, rappresentanti di aziende e personaggi di ogni genere… soprattutto, persone lontanissime da quello che è il mio ambito più naturale, quello sportivo. Ma, credetemi, non c’è stato un personaggio al quale io ho dovuto mettere il microfono sotto il naso, su cui non mi fossi documentato. Forse deve essere per questo che il Direttore del Dipartimento di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi, che stavo intervistando, ad un certo punto mi ha detto: “Lei è molto preparato”. No, Professoressa Coccia, io non sono assolutamente preparato, sono un giornalista dilettante che, prima di parlare con lei, si è semplicemente documentato e ha cercato di elaborare le informazioni nella maniera migliore possibile. Chiusa parentesi. Per dire che, tornando al punto di partenza, anche in una materia “semplice”, alla portata di tutti come quella dello sport, si può offrire un buon servizio cercando di essere il più precisi possibile. Per cui, in sintesi, giova ricordare che Perugia, nel corso dell’estate, ha atteso che venisse accettata la sua domanda di ripescaggio in A2 e, parallelamente, ha lavorato con il budget disponibile, secondo la propria idea di squadra, scegliendo le atlete disponibili sul mercato più vicine a quella idea. In questo modo ha allestito una formazione capace di affrontare bene sia l’eventuale A2 che la comunque certa serie B1.

Detto questo ci pare di poter dire, sulla base di una discreta esperienza sportiva, che nessuna delle squadre che militano nel nostro girone, né chi oggi è a punteggio pieno, né chi deve portare a casa il primo punto stagione, appartiene alla categoria dei “predestinati”. Tutte le squadre, quelle più ambiziose come quelle che mirano solo a salvare la categoria, dovranno passare attraverso l’unico meccanismo possibile per centrare i propri obiettivi: il lavoro. Nessuno ha nulla di garantito, così come a nessuno è precluso alcun traguardo. Non basteranno i nomi e i curriculum, così come non avere né gli uni né gli altri, manderà automaticamente qualcuno in qualche tipo di “inferno” sportivo. La storia dello sport è piena di corazzate che hanno “realizzato” flop clamorosi e di “armate brancaleone” capaci di raggiungere risultati, almeno in partenza, fuori dalla loro portata. Pensate non ci fosse una squadra più predestinata del Brasile di Zico, Falcao, Socrates, Cerezo, Junior… Quel Brasile, nel Mundial spagnolo del 1982, scrisse una delle più grandi “tragedie sportive” del calcio brasiliano. Predestinati ? Non lo eravamo di certo noi stessi quando, con il marchio Gecom, con una squadra risicata, corta, con un’età media bassissima, ottenemmo una insperata e per certi versi clamorosa qualificazione ai play off… Perché alla fine, più dei nomi e dei curriculum, oltre le qualità personali – tecniche e morali – delle proprie atlete, conta la loro capacità di lavorare insieme, la voglia di sacrificarsi, di sposare un progetto, di creare, insieme, un’alchimia… Conterà la capacità di mettere a disposizione della squadra il proprio talento e i propri difetti… E sarà determinante l’abilità del gruppo di esaltare i pregi di ognuna e di “nascondere” i limiti insiti in ogni atleta… Conterà, soprattutto, credere in un progetto, in un’idea, in un sogno e mettere ognuno il proprio tassello per la costruzione del mosaico perfetto. Tutto il resto, è e sarà aria fritta.

Noi crediamo in questo “tipo di sport” e ci piace credere che questi siano gli ingredienti necessari per creare un gruppo vincente, per far si che una stagione diventi indimenticabile. E, a noi, piacciono ancora i personaggi alla Mario Pierucci. Quelli come Mario Pierucci, che la pallavolo l’hanno inventata, ne hanno scritto la storia pionieristica nella nostra città, l’hanno masticata, digerita e insegnata a decine di dirigenti, allenatori e giocatori… Quelli come Mario, si avvicinano oggi al campionato di serie B1 femminile per dare una mano e hanno l’umiltà di affermare: “Cosa vuoi che ti dica, non conosco le squadre per poter dare un giudizio…”. Ecco, questa è la lezione che forse dobbiamo tutti ricordare… Conoscere e, soprattutto, concedere il tempo necessario alle squadre per crescere. Si sono giocate appena due partite, le squadre stanno insieme da nemmeno due mesi e solo lavorando bene in palestra, quotidianamente, potranno arrivare a dare il massimo… Vale per tutti.

La storia di questa stagione, insomma, è ancora tutta da scrivere. E nemmeno noi che ci chiamiamo Perugia, che siamo “figli” della storia pallavolistica di maggior successo di questa regione, ovviamente, ci sentiamo dei predestinati. Qualsiasi cosa, dovremo sudarcela e meritarcela sul campo. Lo sport spesso non premia i predestinati. Premia, invece, quelli che hanno creduto, di poter cambiare… certi destini già scritti…

CON SENTIMENTO – Torneranno gli angeli

torneranno gli angeli

“Torneranno gli angeli” è il titolo di una bellissima canzone degli anni ottanta di Fiorella Mannoia. Questo lo sanno un po’ tutti. Elisa invece, ricorda che, “Torneranno gli angeli”, è il titolo di un pezzo scritto una quindicina d’anni dopo l’uscita del brano della Mannoia. Elisa, quel pezzo che apriva il numero 10/1997 del giornalino della Pallavolo Pro Pila–Castel del Piano, quella copia del giornalino, ce l’ha ancora. E’ proprio quello della foto che accompagna queste righe. Con qualche piegatura, la carta è un po’ ingiallita ma è ancora lui. E’ lì a rappresentare un ricordo che non si cancella. E’ la testimonianza di un’epoca, di un periodo della vita sportiva di una bravissima pallavolista che, vittima di problemi fisici importanti, proprio nel momento in cui scrissi quelle righe, finalmente riusciva a lasciarsi tutto alle spalle… Dopo il buio, la paura di non poter più giocare, il timore di non tornare “quella di una volta”, la rinascita. Tutto alle spalle. Si torna in campo.

Lo sport è bellissimo e crudele. Lo sport è la palestra dei sogni di tante persone… Degli atleti in primis, senza dubbio. Lo sport regala a loro la possibilità, attraverso il lavoro, l’impegno, la passione, il talento, di provare emozioni che forse in nessun altro ambito potrebbero provare. Comunque, emozioni uniche. Quelle che si assaporano, per esempio, vincendo. Vincere, nello sport, è qualcosa che solo chi l’ha provato può capire. E’ bellissimo per la conquista del risultato in se, e per mille altri aspetti che formano il carattere, la personalità di un vincente. Ma, oltre all’inebriante fragranza del successo, lo sport ti concede anche il privilegio di sentirti sconfitto. E’ il volto amaro della competizione, l’altra faccia della medaglia, ed è davvero importante, quella della sconfitta, come lezione. Ti insegna che si cade, si china il capo di fronte ad un avversario più forte, ma che poi ci si rialza per continuare a lavorare e a credere nella possibilità di conquistare un risultato migliore, diverso, la prossima volta.

Lo sport è davvero bellissimo e crudele allo stesso tempo. Ti regala la “palla match”, quella che ti da la sensazione, per qualche secondo che, finalmente, quella coppa, magari la “SuperCoppa”… sia lì, a portata di mano, che finalmente potrai toccare anche tu un trofeo, sentirlo tuo e poter dire, magari per la prima volta nella tua storia: ho vinto, abbiamo vinto ! La speranza, è già bellezza. Però accade che la palla mach, magari nelle mani del giocatore più forte della tua squadra, non riesci a sfruttarla. E nemmeno un minuto dopo quella tua palla-match, sul copione viene scritto un finale diverso. Tu, da possibile vincitore, diventi lo sconfitto, nel lampo di un attimo. Questo è lo sport. Che amiamo e accettiamo con la sua bellezza e il suo sapore più amaro e crudele.

E’ crudele anche, per esempio, quando ti obbliga a fermarti, come accadde tanti anni fa ad Elisa. Magari all’inizio della stagione, all’inizio della preparazione, al primo “banale” torneo della stagione oppure nella più “normale” delle amichevoli pre campionato. In un’azione, in un movimento codificato e ripetuto all’infinito, in cui si inserisce la variabile del fato, quel piccolo invisibile granello di sabbia che fa inceppare il tuo meccanismo-organismo perfetto. Il nostro corpo, le sue articolazioni, i muscoli allenati alle mille sollecitazioni di una disciplina che chiede molto in termini di resistenza, ad un certo punto si inceppano. Sai che può succedere, devi metterlo nel conto ma, nel conto, invece, non ce lo metterai mai. E’ per questo che forse fa ancora più male. Sappiamo che si può perdere nello sport. Ma nessuno di noi parte mai battuto, nessuno di noi rinuncia mai in partenza a giocarsi la sua partita. E nessuno pensa di non poterla finire la partita, di non potersela giocare fino in fondo. E’ la parte peggiore, forse davvero il volto più crudele dello sport.

Ne abbiamo raccontate di storie in cui, i capitoli dedicati agli infortuni di carattere fisico, hanno un ruolo dominante. Le prime che ci vengono in mente sono quelle di Jessica e Noemi. Storie diverse, con un capitolo simile. Jessica è una roccia, l’abbiamo detto tante volte. Ha avuto ed ha una capacità non comune: quella di trasformare un problema in una risorsa, un freno in un “blocco di partenza” per dare nuovo slancio alla sua vita. Lo scorso anno, nel momento clou della stagione, il suo fisico le ha “imposto” di fermarsi. Infortunio, intervento chirurgico. Ci si ferma, per ripartire. Per tornare ad essere quello che siamo, forse ancora più forti. Lo sa bene anche Noemi che, dopo due stagioni da protagonista in B1, vede riaprirsi le porte della serie A2 in un ambiente nuovo e stimolante. Ma il fisico, in un allenamento come tanti, quando il campionato deve ancora iniziare, impone il pagamento di un dazio non previsto. Il ginocchio destro fa cedere tutta la meravigliosa impalcatura del fisico di Noemi. Che deve inventarsi una nuova vita, per esserci comunque, senza però poter fare quello che è il suo “vero lavoro”, ricevere e schiacciare. Un capitolo duro, che ci insegna l’importanza del tempo. Quello necessario a tornare ad essere ciò che vogliamo. Ma c’è un’altra storia di rinascita dopo un infortunio che non abbiamo ancora raccontato. E’ quella di Eleonora, che prima di spiccare il volo verso la serie A, deve pagare il prezzo più doloroso. A ventitré anni, viene tradita dal crociato mentre sta chiudendo la sua stagione con la maglia della squadra universitaria. Costretta a ripartire quasi da zero, col dolore come fedele e inatteso compagno di viaggio. Il fisio, Davide Pieragalli, che diventa la sua ombra, che la segue quotidianamente nel suo percorso di rinascita. Perché, naturalmente, Eleonora ha la forza per andare oltre, è capace di recuperare con una forza tale da meritarsi uno spazio accanto a gente del calibro di Toni Zetova, Manu Leggeri, Yevgeniya Dushkyevich… Solo se hai tenacia da vendere arrivi fin li, puoi far ripartire la macchina della musica, quella dei suoni che producono le tue mani quando prendono a schiaffi un pallone…

Lo sarebbero state comunque. Ma immagino che Jessica, Noemi ed Eleonora, saranno ottime compagne di viaggio per la Mea. Jessica, Noemi ed Eleonora sono passate per quella strada. Quella di chi si ferma mentre tutti gli altri continuano a correre; hanno affrontato quel percorso in cui il tempo non passa mai, il tempo diventa attesa infinita e centro della tua vita. Loro sanno del dolore e della paura. Dei mille dubbi e della solitudine del sentirsi comunque, a volte, inevitabilmente ai margini. Ma sanno anche che quel tempo odioso in cui “non puoi”, può diventare alleato prezioso per crescere sotto altri aspetti, per diventare importanti prima di tutto per se stessi e poi per gli altri. Sanno come si fa a non trasformare un problema fisico in dolore psicologico, conoscono quella che oggi chiamiamo resilienza, la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Anche con il sorriso, sì, con quell’espressione speciale con cui puoi dare forza agli altri forse prima ancora che a te stessa. E sanno bene, Jessica, Noemi ed Eleonora, quanto conti in certi casi il gruppo, la capacità di continuare a fare squadra, di appoggiarsi alla squadra e continuare ad esserne parte viva e protagonisti.

L’attesa dell’inizio della stagione, i sogni, le ambizioni e le speranze per questo campionato 2016/2017, adesso diventano qualcosa che la Mea deve imparare a vivere in maniera diversa. Una lezione non prevista, qualcosa di “più grande” dei muri e dei primi tempi cui ci ha abituato. Un compito complicato, ingrato, duro. E’ la vita che ci da una spallata, ci butta a terra, ci obbliga a rialzarci con fatica, magari appoggiandoci a qualcun altro, perché da soli non ce la facciamo. E’ la lezione inattesa di questo strano e crudele inizio, che trasforma il nostro sogno in qualcosa di “innaturale”, ma che dobbiamo accettare. Per crescere e ricominciare con più forza di quando ci siamo fermati.

“Per noi che non cerchiamo eroi”, canta la Mannoia nella canzone che da il titolo a queste righe. Invece, abbiamo bisogno di eroi. Abbiamo bisogno di persone capaci di essere i nostri eroi normali, quelli che a volte cadono (anche senza averlo “scelto”) e che ci insegnano a rialzarci, a ripartire. Eroi che alla sfortuna rispondono con la forza di una passione che diventa il fulcro per ricominciare a sognare. Perché proprio quelli che sembrano più lontani da un’idea eroica, quelli che sembrano più vulnerabili e indifesi, “in mezzo alla tempesta”, sono quelli a cui tutti noi abbiamo bisogno di aggrapparci. Perché loro ce la faranno, perché loro torneranno “quelli di prima” e col loro esempio daranno forza a tutti noi. “Ritornerà… l’azzurro e la magia, il lampo di un’idea”… E ritornerà, tutto, esattamente come l’abbiamo lasciato.

E poi, quando tutte le paure si saranno diradate, quando la tristezza di oggi sarà lontana, celebreremo il ritorno della Mea… “all’azzurro”… della sua maglietta nera numero otto. Come scrissi tanti anni fa per Elisa… “Perché ci sono ritorni degni di essere celebrati e favole a lieto fine che vanno ricordate. E ogni volta che torneranno gli angeli noi saremo lì a raccontarlo, sperando di vederli volare ancora, con i nostri occhi”. Aspetteremo il tuo ritorno Mea e, per ora, buon viaggio…

CON SENTIMENTO – La ragazza del porto

Michela Catena

Michela Catena è nata il 17 dicembre 1999 e, insomma, non è ancora maggiorenne. State tranquilli, non siamo impazziti, almeno non ancora. Michela Catena, centrocampista classe 1999, è una giovane calciatrice che ha già scritto pagine importanti nella sua carriera. Perché, anche se non le capita spessissimo di cambiare la storia di una partita, può dire di aver fatto qualcosa di speciale per la sua squadra, per una promozione in serie A che si è meritata l’aggettivo di “storica”. Il salto di categoria di cui parliamo è quello della Jesina calcio che, al termine della stagione 2015-2016, vincendo il campionato di serie B, è stata promossa in serie A. Michela Catena ci ha messo del suo, con nove gol realizzati nel corso del torneo e, soprattutto, con una doppietta decisiva. La raccontano, naturalmente, le cronache che si occupano di calcio femminile: “Due reti d’oro che potrebbero valere un’intera stagione sono quelle realizzate da Michela Catena in Jesina-San Bonifacio, match clou del girone B della Serie B. La pregevole doppietta siglata dalla giovanissima attaccante della formazione marchigiana ha permesso alla capolista di ottenere tre punti chiave, forse decisivi, nella corsa verso il sogno Serie A”. E’ andata proprio in quel modo. Michela Catena, ha messo il sigillo sulla promozione in serie A della Jesina. E mentre la Michela Catena che gioca a calcio, lo scorso 22 maggio 2016 si gustava il giro di campo con cui i campioni celebrano i loro successi, l’altra Michela Catena, la nostra Michela, la Catena che riceve e schiaccia con i colori della Tuum, aveva già terminato il suo campionato, quello che aveva accettato di giocare scendendo dalla “sua” serie A2. Una tappa, un porto da considerare di passaggio, una sorta di toccata e fuga per risalire subito al piano superiore. Ma le cose, sul taraflex, sono andate diversamente. Lo sport è, curiosamente, anche questo: separate da un centinaio di chilometri… una Michela sale in serie A con la sua squadra, mentre l’altra deve rimandare l’appuntamento con la promozione ad un’altra occasione… Gioia e rammarico separate da una striscia di terra e qualche collina: tra Umbria e Marche, due atlete “uguali”, vivono emozioni così diverse… Ma la ragazza del porto, quello fondato dall’imperatore Traiano nel 108 dopo Cristo, sa che lo sport funziona così. Che ci sono navi che ci portano dove vogliamo e navi che invece finiscono sugli scogli…

Michela Catena da Civitavecchia, schiacciatrice classe 1991, ha scelto di riprovarci. Ha deciso di accettare di nuovo la sfida di Perugia, ha scelto di rimanere qui, di indossare ancora questa maglia, la nostra; ha scelto di metterci ancora braccia, testa e cuore in questa idea perugina di riportare la serie A in una grande piazza per la pallavolo femminile italiana ed internazionale. Lei che, di piazze e di esperienze importanti, ne ha già vissute in quantità industriale. Ha vinto la B1, ha conosciuto la serie A1, è diventata una protagonista in A2. Ci abituiamo a tutto, metabolizziamo volti… persone… presenze… Ma non possiamo, non dobbiamo dimenticare quali gioielli abbiamo nella nostra squadra, quali curriculum si portano dietro atlete di prima fascia come Michela Catena ! Lei, per esempio, appartiene a quel genere di atlete capaci, davvero, di bruciare le tappe di un’ascesa irresistibile.

Un percorso iniziato naturalmente nella sua città, all’età di tredici anni, partendo dal minivolley come “nave scuola” per toccare, tappa dopo tappa, tutte le destinazioni possibili all’interno del progetto ASP Pallavolo Civitavecchia. “A Civitavecchia ho sempre giocato nelle categorie under 16 e under 18 – ha raccontato Michela in una vecchia intervista – poi nel 2007 sono arrivata in serie C, però ho continuato a giocare prevalentemente nella formazione under 18. Con la squadra di serie C ho anche partecipato al mio primo torneo internazionale, a Barcellona, di cui ho un bellissimo ricordo”. Come potrebbe essere diversamente, ci viene da pensare… La rotta Civitavecchia-Barcellona è quasi un classico: per chi salpa dal porto di Civitavecchia, lasciare un po’ del proprio cuore in terra catalana è quasi un dovere… Ma torniamo al volley: in serie C Michela, allenata da Milo Di Remigio, giocando da opposto, chiude la regular season 2007-2008 al secondo posto e arriva fino alle finali dei play off. E’ la grande promessa della sua città, di quel mondo che ha dato i natali soprattutto ad ottimi palleggiatori come Giordano Mattera e Simone Serafini che ha giocato a Perugia in A1 con la Rpa e in A2 con la Sir.

Dal porto di Civitavecchia la nave di Michela salpa per uno dei lidi d.o.c. del volley femminile italiano, quello del Volleyrò Casal De Pazzi. E’ la prima stagione da “giocatrice vera” per quella studentessa del Liceo Scientifico con una spiccata vocazione per la matematica, che riesce a conciliare con profitto gli impegni sportivi e quelli scolastici. Vent’anni prima di questa stagione 2008-2009, Edoardo Bennato scrive una canzone che potrebbe essere la colonna sonora perfetta di quel periodo… La canzone si intitola “Tu vuoi l’America”, si proprio l’America, quella “che sta al di là del mare” sfiora il destino di Michela. E’ come un transatlantico che potrebbe cambiarle la vita. Tutto nasce dalla partecipazione ad un torneo negli States, in Florida. La ragazza del porto non passa inosservata. Le offerte che arrivano sono allettanti, la prospettiva di studiare e giocare dall’altra parte del mondo è qualcosa di più di una tentazione. Alla fine però, prevale il richiamo del “porto natio”… Quella nave salpa senza Michela, che torna in Italia, già matura per conquistare i primi traguardi della sua carriera.

Passa dal Volleyrò al Fornello Fidia Roma, dalla serie B2 alla B1 e contribuisce alla conquista della promozione in A2 della formazione capitolina. La stagione è arricchita anche dall’approdo in azzurro. Le varie amichevoli disputate nel corso della stagione contro il Club Italia fanno da trampolino di lancio verso l’esperienza dei primi allenamenti con la maglia della nazionale. E’ nata una stella, che non sfugge all’attenzione degli osservatori più attenti. La serie A2 però, per lei che l’ha conquistata sul campo, può attendere. Arriva una chiamata dai piani superiori, quella della Rebecchi Volley Piacenza del grande Mauro Chiappafreddo, quella del massimo campionato italiano 2010-2011 ! Il palcoscenico più importante per la nemmeno ventenne Michela Catena che il 5 febbraio 2011, alla decima di andata, mette a segno il suo primo punto in serie A1, nel terzo set della vittoria della Rebecchi contro la Liu Jo Modena. Per la ragazza del porto, quella, è un po’ la sua America.

Dopo quel torneo di A1, nell’estate 2011, Michela accetta la proposta di Montichiari per giocare il suo primo campionato di A2 da protagonista. E, protagonista, agli ordini del coach Giorgio Nibbio, lo sarà per davvero: gioca tutte e trenta le partite della regular season che Piacenza chiude a metà classifica, mettendo a segno 228 punti. Il tecnico delle bresciane decide di puntare su Michela anche nel torneo successivo, quello 2012-2013, impiegandola in un sistema con tre martelli assieme a Silvia Lotti e alla serba Ivana Kujundzic. Michela accetta questa possibilità e non nasconde la sua soddisfazione: “Montichiari è una buona piazza dove poter proseguire la mia crescita; nell’ultimo anno ho lavorato molto e Giorgio Nibbio ha saputo correggere alcuni miei difetti. Lavorare ancora con lo stesso staff mi darà certamente dei vantaggi.”. Alla fine, giocando sia da opposto che da schiacciatrice, metterà insieme 26 presenze con un bottino di 146 punti. Spiccano i 16 messi a segno nella sconfitta al tie-break di Marsala e i 15 del successo per 3 a 2 del 24 febbraio 2013 a Soverato.

Chiusa l’esperienza bresciana, nel torneo 2013-2014, per la sua terza stagione consecutiva in A2 da titolare, viene ingaggiata dalla formazione emiliana della Crovegli Cadelbosco di Davide Baraldi. Michela arriva alla Crovegli con un ruolo importante, visto che sarà uno dei punti fermi in posto quattro. All’occorrenza può giocare da opposto, come ha fatto spesso nell’ultima stagione a Montichiari, ma coach Baraldi la sceglie proprio per le sue doti di schiacciatrice-ricevitrice. Ventidue partite giocate le consentono di entrare tra le prime venti schiacciatrici della serie A2. Si piazza in questa classifica al sedicesimo posto con 264 punti (media 12 a partita). Mostruosa la prestazione della decima di andata, 6 gennaio 2014, quella che permette alla Crovegli di imporsi nel match contro Rovigo e in cui Michela mette a segno ben 28 punti (25 in attacco, 1 in battuta e 2 a muro).

Dopo questa stagione arriva la chiamata di Pavia, sempre in serie A2, dove Michela è ormai una solida certezza della categoria. I titoli dei giornali lombardi parlano chiaro: “Riso Scotti, Catena è l’arma in più per puntare in alto”. E lei non si nasconde: “Mi sento più responsabilizzata, sono fra le più vecchie con Celeste Poma e le brasiliane Fernandinha e Flavia. Sono contenta di giocare in questa squadra, che è giovane e punta a crescere per far paura a tutti. Dove possiamo arrivare? In alto… “, risponde sicura. Sarà invece “solo” un campionato tranquillo in cui Michela consolida il suo rendimento. 24 partite, 270 punti, media 11,3 a partita. Costanza di rendimento che diventa un must, visto che è quasi sempre in doppia cifra in fatto di realizzazioni.

E’ questo il biglietto da visita con cui si presenta… all’appuntamento con Perugia, che ovviamente ha la certezza di aver piazzato uno dei grandi colpi dell’estate 2015. Un lusso autentico per il campionato di serie B1. Purtroppo, complessivamente, le risposte della squadra allestita dalla Tuum nella scorsa stagione non sono state quelle che tutti auspicavano. Ma non si molla, l’idea è quella di riprovarci, con ancora più convinzione. Sono queste le carte che convincono “la ragazza del porto” a continuare nel cuore verde d’Italia la sua carriera sportiva. E anche nello sfortunato debutto di questa stagione, Michela ha fatto il suo con 17 punti, miglior realizzatrice del match.

La ragazza del porto di Civitavecchia è uno degli ufficiali di questa nave che sulla fiancata ha inciso il marchio Tuum. E’ lei la Michela Catena che può cambiare la storia di una partita, che può scrivere la storia di questo campionato e del nostro destino… Abbiamo iniziato parlando di calcio, siamo partiti da Jesi, ma Jesi è lontana, e non c’è neppure il mare… Da un’altra Michela Catena, che oggi gioca il suo primo campionato in serie A col pallone da calcio. Noi invece, vogliamo prendere… a calci, subito, la sconfitta subita a Ravenna e rimettere immediatamente la nave in linea di galleggiamento. Ci affidiamo anche a questo ammiraglio dal braccio potente, agli armoniosi movimenti d’attacco di questo airone, che ci ricorda le più grandi schiacciatrici che hanno giocato sotto le volte dell’Evangelisti. Togliamo le ancore e riprendiamo la rotta. La ragazza del porto sa come si fa. Andiamo Michela, andiamo…

Marco Cruciani

di Marco Cruciani