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Con sentimento – Da grandi

Michela Catena (ph. Michele Benda)

Possiamo dirlo? Massì, diciamolo. Per una volta mettiamo da parte quella forma di sana “cautela”, che ci fa rimanere sempre con i piedi per terra: sabato sera, siamo stati proprio grandi… Mamma mia che partita, che spettacolo, che squadra… Credo che si debba tornare indietro di un bel po’ per scovare nella memoria una prestazione come quella vista contro la Teodora, una prova di forza così convincente e netta, una partita senza cali di tensione, con una applicazione ferrea in tutti i fondamentali, con una determinazione che non è calata di un millimetro per tutta la partita. Anche e soprattutto nel momento di maggior caos, quello in cui è arrivato un cartellino rosso che ha riportato gli avversari a meno uno (17-16, secondo set), la Tuum ha avuto la straordinaria capacità di ripartire immediatamente, dimostrando grandissima lucidità: l’obiettivo da raggiungere era così chiaro che nulla avrebbe potuto scalfire quella macchina perfetta che vestiva la casacca nera.

Un successo importante, pesante, che da nuova forza e slancio ai sogni perugini. La Teodora arrivava all’Evangelisti da seconda della classe, ma con gli stessi punti, 32, della prima, ovvero il San Lazzaro. Dieci vittorie per le giallorosse, una striscia di sette successi consecutivi con soli quattro set persi, iniziata alla prima giornata con il 3-0 inflitto proprio alla Tuum. Allora i parziali (27-25, 25-22, 25-22) raccontarono di una partita tirata… Stavolta, l’ex capolista non è mai riuscita ad andare oltre il 20, con un terzo set che le ragazze guidate da Fabio Bovari conducevano addirittura per 20 a 9! Uno sballo totale… Grandi, semplicemente grandi.

Quanto sia pesante questo successo lo dirà il tempo, ma intanto fin da ora sappiamo qualcosa di molto importante. Che questa squadra potrà giocarsela con tutti, fino in fondo. Ci siamo scrollati di dosso un’etichetta pericolosa guadagnata nel girone di andata: sempre sconfitti negli scontri diretti. Sappiamo benissimo cosa significa. Non abbiamo dimenticato, solo per fare un esempio, la Sir 2014-2015, quella di Nikola Grbic. Ci mise un’intera stagione per riuscire a vincere uno scontro diretto con le “big” del campionato. Un lungo filotto di sconfitte che si interruppe sull’orlo del baratro ma, in fondo, troppo tardi. Gara due della semifinale scudetto, dentro o fuori, Perugia finalmente riuscì a vincere. Contro Trento, che poi si impose nella decisiva gara tre, al tie-break, quella che finì con le lacrime di Bata e di Rocco… Cambiammo passo troppo tardi… Ecco, anche per questo, sabato scorso bisognava cambiare passo. Subito. Sembra un paradosso, ma la prima di ritorno per la Tuum era una partita da dentro o fuori. Come in fondo lo saranno le prossime dodici. Come ha detto bene Fabio, “saranno dodici finali”. Perché mai come dopo questa prima di ritorno la classifica si è accorciata. Cinque squadre in quattro punti. Dietro c’è il vuoto, ma ci sono anche tante bucce di banana su cui non bisogna scivolare. Firenze e Moie da questo punto di vista saranno trasferte delicatissime… Lassù ci sono cinque squadre toste, per soli quattro posti. Sarà una battaglia, una sfida vera per gente tosta, una lunga volata che finirà solo il 6 maggio, quando la classifica sarà definitiva e ci sarà qualcuno che sarà già promosso in A2 e qualcuno che la A2 se la giocherà ai play off. La strada è ancora lunga, ma sappiamo che potremo percorrerla anche noi, con le stesse ambizioni degli altri!

Il 3 a 0 di sabato deve diventare un propellente formidabile… Abbiamo dimostrato chi siamo prima di tutto a noi stessi, abbiamo testato il nostro potenziale, le nostre qualità, la tenuta fisica e mentale, le qualità tecniche e morali. Da qui, ripartiamo. È iniziato il girone di ritorno, è da qui che si costruisce il risultato finale. Adesso più che mai possiamo e dobbiamo crederci. Come ho detto a fine partita intervistando Michela, non solo MVP, ma autentico schiacciasassi (Catenpillar non è un caso…) al pari di una Minati in… versione “Magnum”… il premio MVP andrebbe diviso per quindici ! Perché, come ripete spesso anche Lorenzo Bernardi: “giochiamo come ci alleniamo”. E lo hanno confermato tante ragazze intervistate a fine partita. È cresciuto il livello in allenamento. È la qualità dell’allenamento, grazie al lavoro, all’impegno costante di tutte le ragazze, che determina i successi di chi va in campo. Il risultato del sabato, si costruisce dal primo giorno della settimana… Ed è di tutti, nessuno escluso.

Infine, come abbiamo ricordato fin dall’uscita dei calendari, fin dal primo pezzo di questa rubrica che di tanto in tanto, tempo e impegni permettendo, vi farà compagnia… tornare a giocare all’Evangelisti contro la Teodora, per noi “vecchi pallavolisti” non è una cosa qualsiasi… Batterla, poi, sotto le volte del nostro Palasport, appartiene ad una qualche nemesi storica… Ventisei anni dopo la finale scudetto che consegnò alla Teodora l’undicesimo e ultimo tricolore della sua storia spezzando i sogni della Sirio di Bernardinho, il marchio Teodora è rientrato all’Evangelisti. È un’altra storia o, forse, siamo tutti pagine della stessa storia… Il nostro girone di ritorno è iniziato battendo la Teodora Ravenna, nella maniera che abbiamo visto dal vivo sabato sera. Con una di quelle partite che ogni tifoso sogna di veder giocare dalla propria squadra: una partita da grandi, una vittoria fantastica contro un grande avversario. Ripartiamo da qui. Credendo anche nei segni del destino… Ripartiamo da qui, per tornare grandi…

Con sentimento – Palla lunga e pedalare

img-20161202-wa0000Attribuita a Mario Sperone, tecnico del Milan edizione 1952/53 e ripresa più tardi da un altro allenatore milanista entrato nella leggenda come Nereo Rocco, ma finita anche nel frasario di Franco Scoglio, “Il Professore” per antonomasia, indimenticabile “mister” di Messina, Genoa e molte altre squadre. Per Sperone, Rocco e Scoglio, “palla lunga e pedalare” è stato un po’ dogma ed un po’ teatro… ad uso e consumo dei mass media. Una maniera per rendere apparentemente semplice, qualcosa di molto più elaborato e studiato.

“Palla lunga e pedalare” è, appunto, una ricetta semplice, antica. Perfino un po’ brutale. Quando non sai cosa fare o quale tattica scegliere, quando per le caratteristiche della squadra che hai a disposizione non vedi altra via, oppure quando la partita si mette in un certo modo, forse non ti rimane che ricorrere alla soluzione più facile e logica. Buttiamo palla in avanti e mettiamoci a correre, chissà che non succeda qualcosa.

Un motto nato nel calcio e poi mutuato anche da altre discipline, soprattutto, appunto, come motto, come modo dire, come esemplificazione facile e tutto sommato comprensibile. Forse tra le poche discipline di squadra in cui “palla lunga e pedalare” non ha molto significato c’è proprio la pallavolo. Non esiste come schema, come logica, come atteggiamento, come chiave tecnica.

E allora perché “palla lunga e pedalare” ? Perché se è vero che questa è una ricetta facile, semplice, in certi casi la più logica, allora dobbiamo farla nostra. La sconfitta contro la Cmc Olimpia Ravenna, ha confermato, nella migliore delle ipotesi, la nostra “allergia” alle formazioni romagnole… Sette giorni fa, ci aspettavamo una sorta di risposta da questo match, pensavamo che avrebbe sciolto i dubbi sul “chi siamo”. Invece, non ci ha detto proprio nulla.

Per cui, non possiamo far altro che andare a cercare qualcosa di semplice, cercare l’unica ricetta possibile in un campionato in cui, del resto, si sono giocate appena sette delle ventisei partite della regular season (nemmeno un terzo quindi); la ricetta è quella del lavoro. Come ha ripetuto fino alla noia, per esempio, Lorenzo Bernardi, appena arrivato sulla panchina della Sir: non dobbiamo guardare la classifica, ma pensare solo a lavorare su noi stessi. Semplice. Davvero. Non c’è altra ricetta del lavoro, attraverso il quale migliorare i propri meccanismi di gioco, le proprie qualità psicologiche, anche la propria resistenza… alla fatica di scoprire che, in certe partite, le cose non vanno come le avevamo immaginate. La ricetta è semplice e, in questo momento, è l’unica possibile. Continuiamo a lavorare. Giorno per giorno. Perché è solo così che potremo costruire qualcosa di importante. La ricetta è semplice davvero. Quasi come dire… “palla lunga e pedalare”.

Con sentimento – Ancora qui

img-20161125-wa0000“Capire il vento, la ragione, il momento… Spogliarsi di ogni incertezza, inseguire un canto… Anche se per gli altri sarà follia…”. Pensando al match di domenica prossima quando, al Palasport Evangelisti, a farci visita sarà la Olimpia CMC Ravenna, chissà perché, mi è venuta in mente la strofa di una canzone di qualche tempo fa… Questo però, forse, lo scopriremo più avanti…

A Perugia arriva uno dei due volti della Ravenna femminile, di una città da sempre protagonista nel “volley rosa”, che ha deciso di recitare, con ben due squadre, un ruolo molto speciale in questo girone C della serie B1. La Teodora è prima, capolista solitaria, a punteggio pieno. L’Olimpia, appena battuta proprio nel derby ravennate, giocatosi sabato scorso al Pala De André davanti a quasi duemila spettatori, è lì, nella zona nobile della classifica. Anche la Cmc, insomma, è in quel sestetto di squadre separate da una manciata di punti, quelle che si giocheranno i posti che contano fino all’ultima giornata della regular season. Quello di domenica, sarà dunque un banco di prova importante per la Tuum, reduce dalla quinta vittoria consecutiva per 3 a 0 !

Ravenna, al femminile, fa parte della storia di questo sport. Lo sappiamo benissimo. In un certo senso, fa parte anche della storia di questo nostro primo scorcio di stagione. Infatti, guarda caso, proprio le gare contro Teodora e Olimpia, sono state inserite nel calendario come una sorta di “spartiacque” tra la serie di cinque partite che hanno visto la Tuum inanellare un filotto di successi per niente scontati.

Quello guidato da Fabio Bovari è sì un team in crescita, ma è anche un team che, da una Ravenna all’altra, dalla prima di campionato giocata sul campo della Teodora, alla prossima in casa contro l’Olimpia, ha subìto qualche scossone non di poco conto. Al debutto la rinuncia forzata ad un elemento di spicco come Valentina Mearini… L’ottimo impatto sul sestetto base di Martina Tiberi, costretta poi anche lei ai box da un infortunio… L’ingresso in corsa di Beatrice Ragnacci, che ha riallacciato un filo mai completamente spezzato, con quell’ambiente di cui era stata parte fino a pochi mesi fa. La cultura degli alibi, come Velasco insegna, non deve appartenere a nessuno di noi. Se però, tra la seconda e la sesta di campionato, non fossero arrivati i quindici punti che capitan Porzio e compagne hanno messo insieme, qualche leggerissima attenuante qualcuno avrebbe potuto invocarla. Invece le cose sono andate, comunque, nonostante tutto, molto bene. Perugia ha saputo reagire, di squadra, con organizzazione, con talento e cuore, a tutte le avversità che potevano minarne lo spirito. Un gran bel segno, una grande prova di maturità, di forza. Non solo tecnica, ma soprattutto caratteriale e morale.

Il 15 ottobre sembra lontanissimo, eppure è poco più di un mese fa. Quel giorno il debutto amaro, sul campo dell’attuale prima della classe che, da allora, non ha sbagliato un colpo. Quarantatré giorni dopo, siamo chiamati a misurarci con l’altra faccia della medaglia ravennate. Non siamo più gli stessi e siamo tutti curiosi di capire “chi siamo oggi”, dopo una serie di vittorie consecutive, nette e convincenti, al cospetto di un’altra delle grandi del campionato. Non sarà una partita qualsiasi. Sarà un test importante, per capire “chi siamo oggi”. Per questo è un momento importante, per questo dobbiamo “capire il vento, la ragione, il momento…”. Capire il vento che ci ha portato fin qui, fare in modo che continui a soffiare forte sulle vele di questa nave… Sentire il momento, le sue ragioni, e dare il massimo, proprio qui, adesso, proprio in questo momento… Per continuare a crescere nelle nostre consapevolezze, per dare un segnale importante a noi stessi e al campionato…

La vita scorre, una canzone, qualche idea, le prime righe. Poi accadono cose che fanno virare il pezzo che immaginavi, che avevi iniziato a scrivere… verso altri temi… Perché, in fondo, a pensarci bene, è proprio così che funziona la vita: la vita è ciò che accade tra una partita e l’altra.

Lo sappiamo benissimo anche noi. Noi che, da anni, lasciamo ai calendari delle nostre squadre, il compito di dettare i ritmi di una bella fetta dell’anno… Sappiamo benissimo che la “vita reale” è tutto ciò che scorre, accade, si manifesta… tra una partita e l’altra… E che c’è molto da scoprire e da imparare… tra un turno interno e una trasferta.

Ecco, accadono cose, in questo lasso di tempo, che poi ci riportano sempre ad una sorta di “punto di partenza”. Per questo, ci piace pensare che la stagione in corso non sia come tutte le altre, che ci siano un sacco di ingredienti che la stanno rendendo molto, molto speciale…

“Capire il vento, la ragione, il momento…”. Chissà perché, all’inizio della settimana, quando cominci a ragionare sul “pezzo del venerdì”, sulla prossima partita, ti viene in mente questa strofa… Forse, davvero, nulla accade per caso. La vita è fatta di segni, eventi, incontri… che arrivano, lì, in quel momento, per una ragione ben precisa.

Mercoledì mattina, molti di noi hanno letto il racconto di una parte importante della storia di Sara. Sara ha scelto Perugia, per tornare indietro e andare avanti. Sara, proprio due giorni fa, ha deciso di aprire pubblicamente il cassetto dei ricordi, quello in cui trovi tante vecchie immagini di te, anche quelle che raccontano momenti che non avresti mai voluto vivere, ma che fanno parte di un percorso, di un destino, di tutto quello che ti ha portato fin qui e che ti fa essere quello che sei… Storie, pagine, emozioni e lezioni di vita, che, oggi come non mai, ci permettono di capire che, quando parliamo di “gioielli”, a proposito delle ragazze di questa Tuum, stiamo usando la metafora più azzeccata del mondo.

“Capire il vento, la ragione, il momento…” non è la prima strofa della canzone che da anche il titolo a questo pezzo. L’incipit di questa poesia, cantata da Renato Zero, è questo: “Non è mai facile un ritorno non è, impresa da niente. Ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te…”.

Niente è per caso, forse nemmeno una canzone che ti frulla per la testa all’inizio di una settimana come tante… Non sappiamo come finirà questa stagione, carica di attese e di speranze sportive… Sappiamo però che ci ha già regalato qualcosa di importante.

Il ritorno di Sara al volley, il suo ritorno in una “palestra vera”, è come un cerchio che si chiude, è un “fare pace” col proprio passato e sorridere, di nuovo, tornado a fare cose che abbiamo sempre amato…

Un ritorno come questo è un regalo che la vita ha fatto a Sara e a tutti noi. Sono questi, i regali che danno un senso a tutto.

Adesso Sara, abbiamo capito che il tuo non è stato un ritorno facile, un’impresa da niente…

Grazie per aver lasciato “la porta spalancata alla vita” e averla condivisa di nuovo con questo “pianeta sportivo” che, grazie a persone come te, può contare su una ricchezza che vale più di qualsiasi vittoria.

Grazie, perché sei di nuovo qui. Insieme a noi. Ancora qui…

Con sentimento – Vola solo chi osa farlo

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A loro, dobbiamo ancora prendergli le misure. Loro sono la Gramsci Pool Volley Reggio Emilia, neopromossa in B1 e nostro avversario per la quinta di campionato, la terza tra le mura amiche del Palasport Evangelisti. Il primo set, è come se non fosse ancora iniziato. 8-7 non dice ancora niente della partita che sarà. Sull’8-7, la partita è ancora tutta da interpretare, vivere, capire. Quello che non capisci, sull’8-7, è perché capiti quella roba lì. Perché tu, improvvisamente, gigante dagli occhi azzurri che presidia il centro della rete, debba interpretare l’inatteso e inadatto ruolo del “colosso di argilla”. Durante un movimento come tanti, un salto come tanti, una traslocazione come mille altre. E soprattutto perché capiti, di nuovo, proprio a te. Non credo sia difficile credere che, pensieri come questo, del “perché proprio a lei, di nuovo a lei” siano frullati nella mente di molte delle persone che, sabato sera, assistevano al match tra la Tuum e Reggio Emilia. Possono essere frullati, magari anche solo per un attimo, anche nella testa di Martina. Che su quel maledetto 8-7, è stata costretta a lasciare il campo a causa di un infortunio.

Proviamo a sdrammatizzare ? Impossibile. Però, l’infortunio, il nuovo infortunio di Martina, nuovo perché quel ginocchio fino a sabato scorso aveva sempre fatto il suo dovere senza… battere ciglio, ci ha fatto pensare a certi piloti e a certi aerei da combattimento della seconda guerra mondiale. Ai piloti soprattutto. A quelli americani ed inglesi in particolare, che usavano dipingere un simbolo, spesso una bandiera, sulla fusoliera del proprio aereo: un ricordo per ogni aereo nemico abbattuto. Si vede che mancava questa “bandiera”, questo segno nella fusoliera di Martina. Doveva aggiungere un nuovo “nemico” al suo personalissimo pro memoria delle “situazioni fisiche” che decidono di mettersi di traverso, rispetto ai sogni sportivi di questa talentuosissima ragazza marscianese, che ci ha messo un attimo ad entrare nel cuore della Tuum e di tutti quanti seguono con passione le vicende del progetto sportivo perugino. Martina che, lo ricordiamo, ha una storia ricca di grandi risultati ma anche di qualche problema fisico, che lei ha sempre saputo superare, con infinita tenacia e invidiabile forza di volontà.

L’abbiamo incrociata, Martina, alla vigilia della “partita” con colui (l’ortopedico) che dovrà indicargli la strada per tornare prima possibile a svolgere l’attività che più ama. E abbiamo percepito, di persona, quanto era già stato possibile capire dai post, dai messaggi, dai racconti di chi la conosce bene. Martina non si è abbattuta, Martina non è un “aereo abbattuto”, Martina è il pilota di una macchina “complicata”, del suo personalissimo “aereo da guerra” al quale, non per sua volontà, deve aggiungere un nuovo marchio sulla fusoliera: quello che dice una sorta di “questo mi mancava”. Per lei, l’infortunio è una notizia, un evento, una tappa. Che non cambia di una virgola sogni e progetti, che non rallenta di un secondo la volontà ferrea di tornare in campo appena possibile, di riprendere a giocare, a volare sopra la rete.

Forse questo spirito di Martina, lo hanno percepito anche le altre ragazze, le sue stesse compagne di squadra. Lo hanno capito e sentito subito. L’8-7 del primo set era semplicemente una tappa, una notizia. Un momento di passaggio. Non è cambiato il progetto, l’idea, la volontà di compattarsi e di andare avanti verso l’obiettivo della vittoria. Con Eleonora in campo – lei che vorrebbe ricevere e invece spesso è chiamata semplicemente ed esclusivamente ad attaccare – che questa volta è entrata in un posto lontanissimo dal suo, al centro. E’ cambiato lo schema, il modo di interpretare la sfida, non è cambiata la volontà di abbattere l’ostacolo di turno. Non si è abbattuta Martina, non si è abbattuta la squadra. Eppure quante ne abbiamo viste, di squadre fragili, soprattutto nel carattere, spegnersi alla prima difficoltà, al primo “fuori programma” rispetto al copione prestabilito. Lo sport è anche questo. Recitare fuori dagli schemi, trovare soluzioni alternative, in corsa, e interpretarle in maniera vincente.

Perché lo sport, lo sappiamo, ti chiama spesso ad affrontare qualche tipo di possibile “baratro”. Ed è proprio in quel momento che tu devi dimostrare di che pasta sei fatto. Anche in un banalissimo 8-7 di un primo set, puoi scoprire una sorta di baratro. Ed è proprio in quei momenti che, le ragazze come Martina, le giocatrici vere come le sue compagne di squadra, capiscono la cosa più importante.

“Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba. ”Ah sì ? E che cosa ha capito?” chiese l’umano. ”Che VOLA SOLO CHI OSA FARLO” miagolò Zorba.

Noi, tutti insieme, vogliamo continuare ad osare, per volare.

A presto Martina. E… tu che lo sai bene, per favore, spiegalo anche alla Mea, che magari, ogni tanto, in certi momenti “un po’ così”, potrebbe dimenticarselo: VOLA SOLO CHI OSA FARLO.

Con sentimento – Qualcosa di nuovo

img-20161111-wa0000Ci sono città di cui, francamente, lo confessiamo, ignoravamo l’esistenza. Una di queste, è Castelfranco di Sotto. L’abbiamo localizzata dalla scorsa stagione sportiva. Perché, proprio lo sport, ha questa meravigliosa capacità di fortificare le conoscenze geografiche di molti di noi. Castelfranco di Sotto è ad una manciata di chilometri da Fucecchio, patria di Simone Buti. Una in provincia di Pisa, l’altra in quella di Firenze. Da una La Pallavolo Castelfranco milita da due stagioni nel girone C della serie B1 femminile. Lo scorso anno, affrontammo l’allora neopromossa formazione pisana alla seconda di campionato. Era la prima trasferta della stagione. Venivamo dell’esordio casalingo contro il Pagliare, liquidato per 3 a 0, e affrontavamo fiduciosi quel primo step esterno del torneo 2015-2016. Noi, ambiziosi al punto giusto, loro, esordienti nella categoria. Nessuno pensava ad una passeggiata. Così come nessuno poteva immaginare quale doccia fredda avrebbe rappresentato quel primo viaggio… lontano dal PalaEvangelisti. Finì con un netto, rotondo 3 a 0 per il Castelfranco. Il primo set ci lasciarono a 16. Nel secondo arrivammo a 22, nel terzo ci fermammo a 20. Giulia Caverni, l’opposto, chiuse la partita con 21 punti e con la sua battuta in salto (6 punti diretti arrivarono grazie a questo fondamentale) risultò letale per la Tuum.

Quella sconfitta dell’ormai lontano 24 ottobre 2015, e quelle successive di Bologna e San Giovanni in Marignano certificarono le difficoltà di quella Tuum, lontano dalle mura amiche: nel girone di andata quattro sconfitte ed una sola vittoria. Castelfranco insomma, scalfì da subito, bruscamente, le nostre certezze; dette una prima spallata alle nostre speranze. Il rosa con cui pensavamo di colorare i nostri sogni, sembrò improvvisamente meno brillante. Quel 3 a 0 fu come un marchio, che faticammo terribilmente a scrollarci di dosso. Anche se, su quel campo, poi, furono davvero in pochi a passare: 10 delle 14 vittorie stagionali le pisane riuscirono a conquistarle proprio tra le mura amiche.

Castelfranco è insomma una piccola ma significativa parte della storia recente. Per tutto questo, era lecito guardare alla seconda trasferta della stagione, dopo la sconfitta della prima giornata a Ravenna, con grande attenzione. Dall’altra parte, oltre tutto, c’era buona parte della squadra che lo scorso anno si era imposta in soli tre set. Con Caverni, Andreotti, De Bellis, Puccini, Tamburini… Un gruppo reduce sette giorni prima dalla prima vittoria stagionale, sul campo del San Michele Firenze. Un team e un ambiente a caccia del bis della stagione precedente. Pronto insomma a fare, di nuovo, lo sgambetto alla “big” di turno.

Adesso però, cambiamo musica. “Qualcosa di nuovo”. Prendiamo una strofa e ne facciamo la colonna sonora della nostra quarta di campionato, di un turno che ci ha regalato la terza vittoria consecutiva di questo inizio di torneo, il terzo 3 a 0 di fila inflitto agli avversari. C’è qualcosa di nuovo. C’è qualcosa di diverso. Quel germoglio che abbiamo visto prendere forma nelle due partite casalinghe contro Firenze e Moie, continua a crescere. Più dei parziali dei set, che danno comunque il senso di un dominio netto (due set finiti a 18 e uno, l’ultimo, a 16) sono tante le cose che sono piaciute della prestazione in terra toscana… E’ piaciuto il modo di stare in campo, il giocare “di squadra” senza abbassare mai la guardia, il “rispondere” all’avversario con l’atteggiamento di chi “difende di squadra” tenendo a muro muro, provando a “sporcare” più palloni possibili e poi lavorando con grandissima attenzione e dedizione in difesa… Qualità tecniche e di atteggiamento che, se applicate con costanza, fanno di te un cliente rognoso per chiunque, una squadra contro cui devi sudarti ogni scambio, contro cui, se non hai pazienza, non riesci a tenere botta. Poi, ovviamente, ci sono le qualità “offensive”, il valore degli attaccanti di palla alta, quelle dei centrali, le scelte efficaci in cabina di regia. Ci sono stati molti ingredienti significativi nella vittoria di Castelfranco. In una partita bella da vedere per chi ha nel cuore i colori della Tuum, una partita convincente, entusiasmante. Uno spettacolo vero, persino emozionante, come ci hanno raccontato certi vecchi lupi del mare pallavolistico…

C’è tanta potenziale qualità che sta emergendo, giorno dopo giorno, in questa squadra. Che continua a crescere, cha ha ampi margini di crescita. Che può arrivare lontano grazie al lavoro quotidiano, all’impegno costante, all’applicazione, alla professionalità, all’esperienza, al talento di tutti, ma proprio di tutti i componenti di un gruppo in cui c’è ancora molto da scoprire.

Una squadra costruita per essere “qualcosa di nuovo”, che vuole esserlo, sapendo che nello sport non c’è nulla di scontato, che tutto devi guadagnartelo, sudartelo, meritartelo sul campo.

Ma abbiamo bisogno di “qualcosa di nuovo”, di qualcosa di positivo, che accenda i nostri sogni e le nostre speranze. Nella vita, nello sport, ovunque. Come dice quella strofa lì… “Sogno, qualcosa di buono, che mi illumini il mondo, buono come te…”. Dodici mesi dopo siamo tornati a Castelfranco e là dove cademmo fragorosamente, abbiamo scoperto che c’è “qualcosa di nuovo”. Come ha detto Veronica nel post partita “è presto per guardare la classifica”. Il campionato è appena iniziato, la strada è ancora lunghissima. A noi, intanto, basta sapere che c’è qualcosa di nuovo. “Che illumini il mondo, proprio come te…”.

Marco Cruciani

di Marco Cruciani