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Con Sentimento – Bentornata Perugia

Bentornata Perugia, davvero, bentornata. Credo che la pallavolo, almeno quella sentimentale, quella che piace a noi, dovrebbe salutare in questo modo la notizia del giorno, ovvero il ritorno di una delle “capitali” della pallavolo femminile italiana in serie A.

Giova ricordare proprio ora, a chi l’avesse dimenticato, che dalla stagione 1987-88 alla stagione 2010-2011, per ben ventiquattro stagioni consecutive, il nome di Perugia è stato sinonimo di volley rosa di serie A. Volley rosa capace di conquistare Scudetti e Coppe di ogni genere. Ecco, sapere che quel nome, che il nome della nostra città è tornato “al suo posto”, che nel volley femminile di serie A, sette anni dopo l’ultima apparizione su certi lidi di una nostra squadra, ci sarà di nuovo Perugia, rappresenta come non mai la chiusura di un cerchio… storico.

Immaginiamo già, e pare di sentirle in sottofondo, le voci dei detrattori, specie quelli di casa nostra, quelli che “le promozioni si conquistano sul campo”. Giusto, verissimo e sacrosanto. Ma, permetteteci di dire che, questa volta, possiamo (e anche voi potete…), fare un’eccezione. Il ritorno di Perugia nella serie A femminile non è un fatto qualsiasi. Ci permettiamo di considerarlo un risarcimento morale per una piazza che ha dato tantissimo a questa disciplina, che ha regalato alla pallavolo pagine straordinarie e che, forse, ad un certo punto, è stata tradita proprio dal suo stesso mondo… Perugia non retrocesse al termine della stagione 2010-2011: Perugia, fu cancellata e basta. In quell’occasione un intero microcosmo di appassionati, di tifosi, di amanti del grande volley femminile furono traditi davvero, privati in maniera dolorosissima del loro mondo preferito.

Per questo, proprio per questo, la scelta di Perugia di candidarsi ad occupare un posto in serie A femminile, la volontà del sodalizio che da cinque stagioni ha riportato all’Evangelisti il volley femminile nazionale, rappresenta, prima di tutto, un atto d’amore. Un atto d’amore per le tradizioni di questa città e del suo tempio sportivo indoor, un atto d’amore verso quegli appassionati che non hanno mai smesso di sognare questo ritorno, un atto d’amore verso tutte le ragazze che grazie alla gloriosa storia pallavolistica perugina si sono avvicinate alla pallavolo sognando magari di giocare un giorno all’Evangelisti e un atto d’amore e di rispetto verso tutte quelle atlete che hanno vestito negli anni la maglia col grifo stampato, verso i dirigenti, gli allenatori e tutti quelli che in qualche modo hanno vissuto l’avventura più vincente e gloriosa dello sport cittadino. Un atto d’amore, anche verso quelli che hanno faticato a ritrovare la via dell’Evangelisti nelle ultime stagioni di B1 e che, adesso, ce lo auguriamo, torneranno a seguire anche questo volley, il loro volley, oltre quello meraviglioso targato Sir Safety.

Riportare Perugia nella serie A femminile è un atto d’amore e di giustizia. E’ un filo lacerato che si riannoda, un atto di ricucitura preziosa che poteva compiere solo qualcuno realmente innamorato di questo sport come Antonio Bartoccini. E’ perfino giusto che l’onere e l’onore di questa che è già un’impresa, spetti ad uno come lui. Uno che ha calcato i polverosi CVA della nostra Umbria come giocatore, che ha continuato a vivere la pallavolo da dirigente, che ha creduto nella pallavolo anche e soprattutto con l’Azienda di famiglia, che ormai tutti riconoscono come un partner di assoluta eccellenza in ogni grande evento sportivo locale, nazionale ed internazionale in cui spicca il nome di Perugia. Antonio e con lui le tante persone che lo seguono da anni in questa dolce e faticosa impresa chiamata volley, meritano di toccarla con mano questa serie A, di gustarsela in prima persona e di provare a giocarsela con le risorse, i progetti e le idee che potranno e sapranno mettere in campo.

Ci piace pensare fin da ora che non saranno soli. Che sulle loro ali, sulla loro razionale incoscienza di sportivi, soffierà un vento speciale, carico di passione e di amore. Perché forse è proprio vero che “certi amori non finiscono”, che “fanno dei giri” …più o meno lunghi, “e poi ritornano”. L’amore di Perugia per la pallavolo femminile non è mai finito, è una stella che non si è mai spenta. Adesso possiamo riaccendere le luci dell’Evangelisti… quelle che illumineranno tutte le persone che, insieme, lavoreranno al progetto “Gioiellerie Bartoccini Perugia” in serie A2 femminile. Perugia, torna in serie A. Pensavamo che un sogno così non sarebbe tornato mai più… Invece siamo tornati. Bentornata Perugia. Noi, non dimenticatelo mai, siamo Perugia…

Con sentimento – Buonanotte ai sognatori

Buonanotte ai sognatori

Beh per questa storia, avevamo immaginato, sognato, sperato in un finale diverso. Un finale “alla Totti” per citare qualcosa di recente che credo abbia strappato almeno un brivido a chiunque ha seguito l’ultimo giro di campo del capitano della Roma. Un “finale alla Totti” è quello che il Dio del calcio ha scritto ieri pomeriggio, quando un giorno di festa non poteva essere rovinato da un ”non risultato”, come sarebbe stato un 2 a 2 che avrebbe spedito i giallorossi al terzo posto, invece che al secondo. Il Dio del calcio ha deciso che doveva essere festa vera e festa vera è stata. Il Dio del volley, invece, ha deciso che nemmeno questa volta la Perugia femminile dei muri e delle schiacciate, doveva riassaporare la serie A. Si vede che abbiamo ancora qualche sorta di “peccato” da scontare e dobbiamo rimandare ancora questa gioia. C’è solo da augurarsi che le persone che ci hanno provato con passione nelle ultime cinque stagioni abbiano ancora voglia di credere in questo sogno: se loro ce l’avranno, noi, continueremo ad averla insieme a loro. Certo, che non sarebbe stata un’annata facile, lo avevamo capito subito, prima ancora di cominciare. Che il Dio del volley non aveva riguardi per noi, lo ha toccato con mano per prima la Mea, quando dovevamo ancora giocare il primo pallone vero. Poi è toccato a Martina, poi alla Fast, infine a Claudia, arrivata in fondo alla stagione senza poter dare il massimo. Tra arrivi e partenze, infortuni e recuperi, c’è stato molto da fare per tutti… Per i dirigenti, per lo staff tecnico e quello medico… Possiamo almeno dire di non esserci annoiati. E alla fine, forse come premio per la tenacia con cui tutto il team della Tuum è riuscito a portare la nave fin qui, i play off sono arrivati. Anche se all’ultimo tuffo, anche se con la certezza che, il viaggio post season, sarebbe stato sempre “controvento” e dunque difficilissimo da affrontare. Detto questo, che basterebbe a fiaccare un branco di elefanti (e dunque bravi, e grazie…), credo che non può non rimanere in ognuno di noi un pizzico di rammarico per quello che poteva essere e non è stato, in questa stagione e nei play off. Ascoltando le parole del coach della Cmc Olimpia Ravenna, Marco Breviglieri, ne abbiamo avuto una conferma: “Devo dire la verità – ha detto il tecnico ospite, a notte fonda, al Capitini – Perugia aveva fatto secondo me una buonissima partita anche in casa nostra. Lo sapevamo, questa è una squadra forte, molto molto forte. Noi siamo contenti di aver passato però spiace perché chiaramente, alla fine, una squadra buona deve lasciare il campo all’altra.” Spiace anche a noi, ovviamente, ma che non fosse la nostra serata, potevamo intuirlo da tanti fattori. L’ultima partita della stagione è stata davvero una beffa. E pensare che qualcuno storceva il naso quando Gino Sirci, la scorsa primavera-estate, caricava a testa bassa sulla gestione del PalaEvangelisti… La partita più importante della stagione la Tuum non ha potuto giocarla in casa. L’ha preparata non all’Evangelisti, ma al Pellini. E lì, al momento di iniziarla, la partita, ha dovuto stravolgere tutto un’altra volta per un problema all’impianto di illuminazione del vecchio impianto perugino. Tutti di corsa al Capitini, per allestire un altro palcoscenico e giocare lì la partita da dentro o fuori, il momento clou della stagione. Il vantaggio del fattore campo svanito come neve al sole. Incredibile. A memoria non ricordiamo in oltre venticinque anni di storia sportiva perugina vissuta dal vivo una cosa come questa. Si vede che doveva andare così. Ma non ci sembra particolarmente giusto. Oppure si vede che, di sabato sera, a mezzanotte passata, nemmeno il Dio del Volley pensa che ci possa essere qualcuno che, proprio a quell’ora lì, sta ancora giocandosi una stagione… Lui forse era già a dormire, mentre noi eravamo ancora lì a suonare la nostra musica… Come dice proprio la canzone che ha ispirato questo pezzo “qualche canzone c’è rimasta chiusa dentro al pianoforte, lasciamo qui gli ultimi pensieri e buonanotte ai sognatori…”. Già non ci rimane che augurare buonanotte ai sognatori, a quelli che continueranno a credere in qualche sogno sportivo, a chi continuerà a credere che… indossare i colori della nostra città sia qualcosa di speciale… Che vincere qui, quando accadrà, sarà davvero, semplicemente, unico… Noi ci crediamo, noi che continuiamo ad amare questa città, la nostra città, anche quando ci lascia al buio. Perché siamo noi, quelli che la vivono, quelli che ci lavorano e ne amano i colori, le vere luci di questa benedetta città. Per questa stagione, è proprio tutto. Buonanotte sognatori, continuate a seguirci: noi, ci vediamo al prossimo sogno…

Con sentimento – Controvento

Controvento

Guardarsi indietro, andare indietro di quattordici pagine, pagine come fossero anni e… ritrovarsi lassù in cima… Noi, con le ragazze che vestivano i colori della nostra città, dopo tredici campionati in serie A1, siamo saliti fin lassù, sull’ultimo gradino del podio. E io posso raccontarlo con la mia voce, posso urlarlo dentro un microfono a quelli che sono davanti alla tv: “…alle 20 e 50 dell’11 maggio 2003 lo sport perugino entra nella storia, Perugia Campione d’Italia…”. L’ho detto. Lo scrivo oggi, quattordici anni dopo, e non posso non sentire ancora un brivido…

Quel giorno di maggio del 2003 lei, Noemi Porzio, c’era. Con i suoi diciotto anni, con la sua maglia numero 13, lei era dall’altra parte. Era l’altra faccia della medaglia. Quella d’argento, forse bagnata da qualche lacrima… La vita è davvero curiosa. Nel momento in cui salivamo fin lassù, nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe accaduto più avanti. Per esempio che Novara, avrebbe dovuto aspettare un altro 11 maggio, quattordici anni dopo, per vincere il suo primo scudetto. Oppure, per quanto riguarda Perugia, che sarebbero arrivati altri scudetti, coppe, perfino due Champions League, griffate col Grifo perugino. Ma sarebbero arrivati anche, malinconicamente, i titoli di coda… Altrettanto difficilmente, avremmo potuto immaginare che “la Noe”, un giorno, sarebbe diventata capitano di un’altra Perugia. Di una storia diversa da quella degli scudetti e delle coppe, ma pur sempre perugina. Che lei avrebbe guidato un giorno, un nuovo gruppo perugino, a caccia di una nuova serie A…

Tutto nuovo perché.. contro l’oblio, contro vento, contro lo scetticismo, forse anche “contro” i fantasmi della storia più titolata dello sport perugino di squadra, appena un anno dopo l’ultima partita giocata dalla Sirio Perugia, arrivarono loro. Oggi, quelli come loro, li chiamano “visionari”. Quelli cioè capaci di vedere prima ancora che le cose accadano. Quelli che, senza paura, provano a guardare molto, molto più avanti… Antonio, Fabio, Massimo, insieme tutti gli altri che hanno creduto in quell’essere visionari, hanno deciso di giocarla quella sfida… Hanno scelto di navigare controvento e riportare un gruppo di ragazze sul palcoscenico del PalaEvangelisti.

Da cinque stagioni sono loro il volley rosa perugino. Cinque campionati che hanno permesso a Perugia di essere protagonista della terza serie nazionale. “Peggior” risultato ottenuto? Il quarto posto. Dunque sempre lassù, nelle zone nobili della classifica. Due terzi posti, quindi i play off, una volta conclusi al primo turno, un’altra al secondo… I regolamenti della stagione 2016/2017 hanno stabilito che anche un quarto posto vale i play off. E noi, non senza sofferenza, in quello che viene unanimemente riconosciuto come il campionato di B1 più difficile degli ultimi anni, siamo riusciti a conquistarlo quel quarto posto, quell’ultima piazza utile per poterci riprovare. La sconfitta del 18 marzo a Ravenna, sul campo dell’Olimpia, alla settima di ritorno, era stata la più classica delle docce ghiacciate. Eravamo saliti al quarto posto appena sette giorni prima, vincendo il derby col Bastia e, a stretto giro di posta, tornavamo a rincorrere… Da lì, quattro vittorie consecutive (determinanti quelle col San Lazzaro e a Montale) più il sigillo finale di Cesena.

Per riprovarci. Naturalmente, controvento. Perché il quarto posto, se i pronostici dalla nostra parte del tabellone saranno rispettati, significherà trovarsi sempre col fattore campo a sfavore in caso di “bella”. Ma questo lo scopriremo un passo alla volta. Intanto facciamo il primo di passo, che è già bello tosto. Il primo avversario è la “casa dei talenti” della pallavolo femminile italiana: il Volleyrò Casal de Pazzi; che sfiderà la nostra Tuum esibendo sulle magliette il tricolore delle campionesse italiane Under 18. Sarà una sfida molto “esperienza contro gioventù” quella che andrà in scena da sabato, quando nella capitale si giocherà il match di andata. Ma cosa sarà questo primo turno dei play off 2017 ce lo dirà, come sempre, il campo.

A noi, ovviamente, piace un sacco esserci. Perché essere qui, significa che tra le sei squadre che cercheranno di conquistare due posti in serie A, noi potremo dire la nostra. La vita e lo sport sono stati generosi… Ci hanno offerto un’altra possibilità e noi l’abbiamo conquistata, meritata, sul campo. Adesso si apre questo nuovo affascinante capitolo. Quello delle sfide con pochi appelli, delle partite da dentro o fuori. In cui forse, più della tecnica, conterà la voglia, il cuore… Conteranno le motivazioni, potrebbe contare perfino il carisma, l’esperienza, la forza di chi, di sfide così, ne ha giocate e vinte diverse… Sono i play off. Sono roba per gente tosta, per atlete che vogliono ancora dimostrare qualcosa, forse la parte migliore di loro stesse… I play off sono adrenalina, eccitazione, emozione. I play off si giocano dando tutto, fino all’ultimo pallone, all’ultima difesa, all’ultimo muro. Solo a pensarci, a questi play off, viene già voglia di giocarli… Anche controvento. Senza il fattore campo a favore, forse anche senza pronostici favorevoli. Controvento, certo è più complicato. Ci vuole un’abilità maggiore, ci vuole forse anche il gusto della sfida… Perché controvento vuol dire anche in contrasto con le opinioni altrui, la forza degli avversari, le idee dominanti. Iniziamo a Roma il nostro viaggio controvento. Proprio nello stesso luogo in cui la pallavolo maschile perugina ha ottenuto, controvento, contro tutti i pronostici, una storica finale di Champions League. Forse è il posto giusto per iniziare quest’avventura. Prendiamo i segni del destino, prendiamo il vento, e non fermiamoci più…

Con sentimento – Il tempo di osare

Palazzetto

E mentre i ragazzi guidati da Lorenzo Bernardi giocheranno per conquistare la finale di Champions League, all’Evangelisti si giocherà quasi in contemporanea un’altra partita tutta da vedere (per chi potrà esserci…). A due giornate dalla fine della regular season, le ragazze di Fabio Bovari se la vedranno con la capolista Orvieto per giocarsi la loro “champions”, che significa conquistare i play off per la promozione in serie A2. Con due sole partite ancora da giocare, tutto può ancora succedere nella terza serie nazionale femminile. Orvieto 58 punti, Teodora Ravenna 55, Olimpia Ravenna 54, Tuum Perugia 53, San Lazzaro 53. Cinque squadre per soli quattro posti: il primo vale la promozione diretta, gli altri tre i play off. Dire quanto vale questa partita è a dir poco superfluo. Non vale per il campanile, per la rivalità spicciola, per le diatribe molto provinciali che nascono tra formazioni della stessa regione. Vale per qualcosa di molto più importante. Vale, davvero fuori da ogni provincialismo, per riportare l’Umbria nella seria A della pallavolo femminile. E non ci pare poco…

Che questo possa accadere attraverso un passaggio diretto o attraverso i play off, che possa accadere alla Zambelli, alla Tuum oppure ad entrambe, ancora non lo sappiamo. Importa però che questa cosa accada. Perché siamo uomini di sport, prima di tutto. Poi, ovviamente, ognuno volta pagina, va oltre il meccanismo della sportività e guarda la sua storia. Noi la pallavolo femminile di serie A, nella nostra Perugia, ce la ricordiamo fin dal lontanissima stagione 1987-88. Il primo anno in A2 della Ina Sirio Perugia. Fu l’inizio di una lunga storia, di una lunga… “notte di sogni, di coppe e di campioni…”. Ventiquattro stagioni di serie A, di cui ventuno in A1, di cui quindici consecutive… Inutile star qui a ricordare vittorie, coppe, scudetti… Superfluo ricordare quali fantastiche campionesse hanno vestito i colori di Perugia, chi le ha allenate, chi ha permesso loro, ingaggiandole, di costruire la storia più vincente dello sport perugino di squadra. Ecco, questo è per noi il volley femminile della nostra città… Che ha lasciato la serie A al termine della stagione 2010-2011.

Ma quella storia, quei ricordi, quella fragranza vincente, da qualche parte, sotto le volte lignee del PalaEvangelisti, se vi fermate solo un attimo a cercarla, potreste sentirla ancora… Quello spirito, quel sogno, non è andato smarrito… Per cui, che vestiate i colori di una squadra col nostro grifo stampato sulla maglietta o che veniate qui a giocare da avversari, sappiate che, in entrambi i casi, state respirando, state camminando, state saltando, schiacciando e murando nello stesso posto in cui è stata scritta una grande storia sportiva. E ci piace pensare che, quando alle 18, le due contendenti scenderanno in campo, non conterà la classifica, non conteranno gli scontri diretti, non conteranno le undici vittorie casalinghe di Perugia o le dieci vittorie esterne di Orvieto, la tradizione favorevole di Perugia tra le mura amiche nei confronti della Zambelli o gli ultimi due scontri diretti vinti fuori casa da Orvieto.

Quando Laura De Vittoris di Frosinone fischierà il primo servizio del big match, alle 18 in punto di sabato, sarà importante avere dentro di se l’unica cosa che conta. La capacità di osare, di credere nei propri sogni e nel proprio talento, la determinazione a sfidare i propri limiti, per superarli. Tutte quelle cose che servono per trasformare un gioco in qualcosa di grande e di immortale. Tutto ciò che, per esempio, ha trasformato un’idea nata nel cortile di una parrocchia perugina… in una leggenda che vive ancora sotto gli archi del PalaEvangelisti. Mancano solo due giornate al termine di questa regular season di B1 femminile. Ancora tutto può succedere. Anche adesso che il tempo sembra quasi finito e vi sembra di essere sull’orlo di qualche baratro, frenati da chissà quali paure… Sappiate che questo è ancora il vostro tempo, il tempo giusto per scrivere la storia. Il tempo giusto, per osare…

Con Sentimento – La mia ragazza

“La mia ragazza è un fiore, che vedo sbocciare…”. Inizia con questa strofa una vecchia canzone di Luca Carboni. Mi è venuta in mente nelle ore successive al match di sabato sera, tra le nostre ragazze e il San Lazzaro. Mi è tornata in testa pensando a certe parole che ci siamo detti nel dopo partita, dopo aver visto sbocciare, davanti ai nostri occhi, quel fiore chiamato squadra. Ci è capitato diverse altre volte di pensare a questa cosa… In certe stagioni cariche di attese, piene di sogni da realizzare, trascorse ad aspettare un lampo… Mesi in cui, invece, purtroppo, quella scintilla, finisce per non scattare mai… La luce, non si accende mai per davvero. E’ proprio in quelle stagioni, che si rafforza l’idea che, quando accadrà, quando le luci che illuminano il palcoscenico si accenderanno, quando i riflettori finalmente faranno così tanta luce da togliere il fiato e ad essere illuminata sarà la tua squadra, tu vorresti essere lì, a goderti quel meraviglioso spettacolo, tanto atteso. Ecco, ci piace pensare che sabato sera, questa sorta di miracolo sia accaduto e che noi, insieme a tanti altri che non hanno smesso un istante di crederci, abbiamo avuto la fortuna di gustarcelo. Di godere di un’impresa fantastica, importante non solo per il risultato finale, ma anche e soprattutto per “come”, quel 3 a 0 è arrivato.

Fin dai primi scambi si è capito che in campo c’era una squadra “diversa” dal solito. Con una determinazione ferrea fin dal primissimo pallone messo a terra (con un muro…). Dall’atteggiamento, da quel qualcosa in più, è nata la capacità di esprimersi tecnicamente e tatticamente in maniera spettacolosa. Grande correlazione muro-difesa, cambio palla fluido, fase break incisiva, servizio da “squadra maschile” ! Il primo ace arriva per scrivere il 3 a 1 ed è di capitan Porzio, poi imitata in maniera devastante dalla Mina, che dal 18-14 in poi ne piazzerà ben tre (quasi consecutivi, perché in mezzo ci si infila un punto a muro) dando la spallata decisiva al parziale. Veronica è in uno stato di grazia assoluto e nel secondo set diventa un incubo per il San Lazzaro, che non riesce in nessun modo a contenerla. E’ lei che fissa il punteggio sul 25-14 con un ace, è ancora lei, dai nove metri, a infilarne due consecutivi in apertura di terzo parziale: sul 5-0 (con tre ace della Mina) si è già capito che l’inerzia del match non cambierà. 5 a 0, poi 7-1; 13 a 5, poi 19-10. Sul 23-16 è già tutto scritto e anche se le emiliane riescono ad annullare sei palle match, non è tempo di sorprese, né di ribaltoni. E’ giusto che vinca Perugia, che la Tuum si porti a casa questo 3 a 0, senza se e senza ma.

Una partita così è il sogno di ogni tifoso, è quella che forse non hai nemmeno il coraggio di sognare. E’ quel “la mia ragazza è un fiore, che vedo sbocciare…”, quando pensi che non sia più possibile che accada, che non sboccerà più… E invece, lo sport è bellissimo anche per questo. Perché non è mai troppo tardi, quando c’è ancora tempo a disposizione. Ma non era facile fare questo tipo di sogno… San Lazzaro, terza in classifica, tre punti di vantaggio sulla Tuum, una squadra capace di tenere testa appena sette giorni prima alla capolista Orvieto, oppure in grado di vincere 3 a 0 sul campo della Teodora. Un treno, bello complicato da prendere al volo. Ma la Tuum, sabato sera, aveva in mano il biglietto giusto. Quello per continuare a credere che, in un campionato complicatissimo come questo, con cinque big per soli quattro posti e con diverse mine vaganti capaci di complicare il cammino di chiunque, c’era ancora una possibilità. Anche per una squadra che ha dovuto fare i conti con tanti, troppi infortuni; anche per un gruppo che ha faticato a trovare la giusta continuità di risultati, che ha faticato soprattutto negli scontri diretti. A quattro giornate dalla fine della regular season è arrivato l’acuto e che acuto ! E’ stato un rombo che è rimasto nella testa di tutti quelli che amano questa squadra, che vogliono davvero bene a questo gruppo in un cui ognuno sa di avere un compito importante da svolgere; una vittoria fragorosa che riaccende il sogno, quello grande, quello che avevamo in mente ad inizio stagione. La primavera è la stagione in cui, certi sogni, possono diventare realtà. Forse, quello che è accaduto fin qui, fino alle 20 e 29 di sabato scorso, potrebbe anche non contare più di tanto. Tutto quello che vorremmo o vogliamo, si gioca qui, adesso. Si giocherà tutto dopo questa Pasqua dolce come il cioccolato che andremo a gustare nei prossimi giorni. Tre partire, tre sfide, belle, complicate, toste. Tre finali, che decideranno il nostro destino. Un destino di cui, però, potremo essere artefici. Adesso lo sappiamo. Che dipende da noi, che oggi siamo dentro i play off e che potremo decidere, avversari permettendo, se restarci o meno. Ma c’è un’altra cosa che adesso sappiamo. Che, quella che abbiamo visto giocare sabato sera, è una squadra che ha l’obbligo morale di non avere paura di nessuno. Né della prima, né dell’ottava, né dell’undicesima. Né delle partite in casa, né in quelle fuori. Di niente e di nessuno.

“La mia ragazza”, la canzone di Luca Carboni che da il titolo a questo pezzo, racconta l’esperienza della maternità… E di quel fiore che abbiamo visto sbocciare e che, sbocciando, ci regala tutta la sua bellezza e la speranza che quei colori, quelle forme meravigliose, possano durare più a lungo possibile… E’ come un sogno che “sta tutto dentro ad una mano”… Quelle mani, sono le vostre, ragazze. Il nostro sogno, continua…

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Marco Cruciani

di Marco Cruciani