Jessica Puchaczewski

Jessica Puchaczewski: “Resto a Perugia perché mi sento come a casa”

È uno dei punti fermi della squadra, in cui gioca dal 2012. È l’opposta Jessica Puchaczewski, nata a Cori il 23 maggio 1992. A 14 anni si è trasferita a Nocera Umbra dove ha disputato tre stagioni in serie C, poi ha giocato a Pavia in A2, a Sabaudia in B1 e ad Alessandria in B2 fino ad arrivare a Perugia. Con che spirito affronterà questa esperienza? “Mi reputo una persona esplosiva, sono senza filtri, quello che penso dico ed allo stesso tempo, in campo, cerco di dimostrare quanto valgo. La mia voglia di solcare il campo della serie A da protagonista mi dà grinta e tantissima forza. Cercherò di apportare il mio contributo positivo alla squadra”. Come mai ha deciso di rimanere a Perugia? “Ho vissuto in prima persona tutti i passaggi che hanno portato la squadra alla serie A. Sono rimasta perché reputo questa società la mia casa, un posto molto tranquillo, dove ho i miei punti di riferimento con l’allenatore Fabio Bovari e con Silvia Bizzarri della segreteria. Mi considero come a casa. Qui ho trovato la mia stabilità sotto il punto di vista degli studi e pallavolistico perché ho trovato una società che crede in me, che mi rispetta, che ha chiesto sempre la mia. Una società puntuale in tutti i suoi doveri. Non mi vedo in nessun altro posto se non a Perugia”. “Vorrei ringraziare tutta la società – sottolinea Jessica – per tutta la fiducia che mi hanno dato nonostante l’infortunio che ho avuto due anni fa a febbraio, che significa portare avanti una giocatrice e spendere dei soldi per lei anche se non ti rende in campo. Non è da tutti, non è da tutte le società continuare a pagare e far convivere una giocatrice in un ambito sportivo così importante. Vorrei ringraziare tutti coloro che lavorano per noi”. Jessica Puchaczewski per Perugia segue anche il minivolley ed è una delle testimonial dell’Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici (Aniad). “Mi piace essere un esempio positivo – conclude – molti non riescono ad accettarla come malattia e conviverci. Io sono diabetica e celiaca, ho un pancreas artificiale attaccato, ma gioco in serie A, alleno e studio per conseguire la laurea specialistica in Scienze motorie. La vita non finisce se uno ha certe patologie”.