CON SENTIMENTO – Il viaggio, pochi grammi di coraggio

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Non è stata l’olimpiade dei sogni per la nazionale italiana femminile, anzi. Parlare di grande delusione non è poi così ingeneroso nei confronti del gruppo guidato da Marco Bonitta. Ma non è nostra intenzione addentrarci sul perché, in casa azzurra, le cose non siano andate per il verso giusto. Partiamo da qui per altre ragioni. C’era una particolarità nel gruppo messo insieme dall’ormai ex ct azzurro, colui che troveremo in questa stagione sulla nostra strada nelle vesti di Direttore Generale della Porto Robur Costa, la cui squadra femminile milita proprio nel girone C della serie B1. La particolarità di cui parliamo chiama in causa le due palleggiatrici, ovvero Eleonora Lo Bianco e Alessia Orro: la pluridecorata, celeberrima, trentaseienne “Leo” ed il giovane talento sardo cresciuto nel Club Italia, classe 1988, e quindi appena maggiorenne. Diciotto anni di differenza tra l’atleta più esperta del gruppo ed il “cucciolo” azzurro.

Niente di particolare ovviamente, non c’è da stupirsi di nulla. La longevità degli atleti, in molte discipline, è un fatto ormai acclarato. Michael Jordan, Francesco Totti, Martina Navratilova, Merlene Ottey sono casi eclatanti, per non parlare, restando alla pallavolo femminile, della straordinarie ex palleggiatrici di Perugia, Kirillova e Fofao, capaci di giocare ben oltre la soglia dei quarantacinque anni ! Così come non c’è da stupirsi dei talenti precocissimi che raggiungono, neanche diciottenni, palcoscenici e livelli di rendimento straordinari. Nel nostro caso, non è necessario andare molto lontano, basta un nome per tutti, quello di Simone Giannelli. Se poi ne vogliamo aggiungere un altro, basta fare quello di Samuele Papi, esordiente in A1 a diciassette anni con la maglia di Falconara. C’è di tutto insomma, anche nel nostro piccolo pianeta: “grandi vecchi” e talenti-ragazzini. Qualcosa che, guarda caso, abbiamo anche noi, nell’universo Tuum.

E allora partiamo da lei, da quella che possiamo considerare come la più grande sorpresa del “mercato estivo” perugino. I più, la immaginavano “in viaggio” verso una brillante carriera professionale, ma in lei il sacro fuoco del volley, quella roba che ti resta dentro anche quando ricezioni e difese sembrano lontane anni luce, non si era spenta per nulla… Quel rumore sordo che senti dentro di te, non è solo il tuo cuore che batte: è l’eco dolce di avventure lontane, il fragore amico di un pallone che rimbalza sul parquet… Se poi certi suoni li hai sentiti a livello altissimo, per esempio nel massimo campionato nazionale, accanto alle campionesse più acclamate della tua epoca, è difficile non sfuggire, prima o poi, all’idea di riprovarci… Dev’essere stato così anche per Sara, che anche se di primavere ne ha viste passare trentasei, il viaggio nel mondo della pallavolo ha deciso di non considerarlo ancora completo. Pochi grammi di coraggio e si ricomincia, si riparte da un bel progetto, si riavvolge il nastro di gesti codificati e mai cancellati e… si riparte.

L’altro, di viaggio, quello della “prima vita” sportiva di Sara Gaggiotti, era iniziato nella natia Gubbio, in un periodo particolarmente felice per il volley rosa eugubino, che aveva ed ha nella mitica Palestra Polivalente il suo punto di riferimento. Il percorso è quello classico dalle giovanili in su, fino ad arrivare alla serie B1, in una piazza che, oltre ad essere tra le più antiche per il volley femminile umbro, ha conosciuto anche i fasti della serie A2. E’ da qui, da casa sua, che spicca il volo Sara che, nella stagione 2004/2005, compie il doppio salto dalla B1 al massimo campionato per vestire i colori della Siciliani Santeramo. Dopo il nono posto con la formazione pugliese, Sara passa nella stagione 2005-2006 alla Fornarina Civitanova, in A2, per sostituire un altro libero umbro, Beatrice Sacco. Il suo rendimento non sfugge ai piani più alti e nel torneo successivo eccola di nuovo in A1, ad Altamura, che ne annuncia l’ingaggio con legittimo orgoglio: “E’ un’ottima giocatrice, la seguivamo da alcune settimane. Averla in rosa nella prossima stagione significa aver messo a segno un bel colpo di mercato.” Uno stiramento agli adduttori nella parte iniziale del campionato la ferma per qualche settimana, ma questo non incide sul suo rendimento una volta rientrata in campo. Anzi, è l’aver vissuto quel tipo di stagione che le fa meritare la conferma come testimonia il Direttore Generale pugliese Francesco Laterza: “Nella passata stagione Sara è stata una pedina importante del nostro gioco e siamo convinti che continuerà ad esserlo anche nella prossima. Ha sempre fatto fino in fondo il suo dovere, in campo, fuori e nel chiuso dello spogliatoio. Anche quando un fastidioso infortunio l’ha tenuta lontana dal campo di gioco per quasi due mesi, non ha mai mancato di fare gruppo ed incitare le compagne. Ha meritato questa conferma e noi siamo felici che abbia scelto di rimanere ad Altamura”. In realtà, la seconda stagione ad Altamura si interrompe a gennaio, quando Sara accetta la corte dell’ambiziosa Milano, e ritorna in A2. Il tempo di prendere confidenza con l’ambiente meneghino ed ecco un altro approdo, quello che chiuderà la stagione 2007-2008: un riavvicinamento importante, con la scelta di giocare a Nocera, sempre in A2. Il nono posto della Brunelli è frutto anche del lavoro settimanale che Sara Gaggiotti svolge con passione insieme alle compagne. Per l’allora ventottenne libero umbro, quella però, è l’ultima stagione in serie A. Da lì, il viaggio prosegue fuori dal taraflex. La laurea in Odontoiatria conseguita alla Sapienza di Roma, il Master all’Università di Pisa, i corsi di specializzazione frequentati sempre all’ateneo pisano e molto altro ancora. Inizia un brillante cammino professionale, ricco di soddisfazioni e apprezzamenti. Non manca nel frattempo qualche puntatina pallavolistica in ambito amatoriale ed è lì che, probabilmente, il fuoco pallavolistico si mantiene vivo… Fino alla chiamata perugina, una nuova sfida, pochi grammi di coraggio, quelli che servono per misurarsi con se stessa e con un mondo che ti rimane addosso come una seconda pelle.

Trentasei anni, Sara Gaggiotti. Come Leo Lo Bianco. Diciotto anni, invece, per Carolina Santibacci, la stessa età di Alessia Orro. Nel viaggio di Carolina “certe isole col sole al posto giusto, con un vento sempre fresco…” arrivano quando meno te lo aspetti. Mentre il tuo percorso di crescita ti porta in una delle tante realtà pallavolistiche dell’interland cittadino, in questo caso la Pallavolo San Sisto, per la precisione. E’ lì che qualcuno si accorge di te, scatta una scintilla, un’idea, una proposta. E su “certe isole col sole al posto giusto”, lo sai benissimo che bisogna andarci e basta. Anche con un po’ di sana incoscienza. Pochi grammi di coraggio, quanto basta per un formidabile salto in avanti dalla prima divisione alla terza serie nazionale e il gioco è fatto, il gioco può iniziare a diventare molto, molto importante. Una stagione di ambientamento, l’esordio, l’imponenza dell’Evangelisti che farebbe un po’ paura a chiunque tranne che a te, poi gli applausi, le interviste. La simpatia che circonda la più piccola del gruppo, la ragazza che ogni genitore, dalla tribuna, osserva come fosse un po’ sua figlia: una “bimba” che cresce, diventa grande, si misura alla pari nel mondo dei grandi… Sentimenti che profumano di orgoglio, quell’orgoglio che è, appunto, sentimento comune: quello di chiunque segue con un pizzico di cuore quel pallone che vola sopra la rete…

Quando un viaggio così capita a te, ne devi assaporare ogni fragranza, perché assomiglia molto ad un sogno bellissimo che diventa realtà. E tu ci hai messo così tanto del tuo, da meritarti un altro giro sulla “giostra Tuum”, per la seconda stagione consecutiva. Un premio meritato, per chi ha dimostrato di saper fare bene anche fuori dal campo. Lo sport che diventa stimolo, che ti aiuta a crescere, a trovare la chiave per migliorarti anche quando al posto del coach ci sono i tuoi professori del quarto Liceo, lo Scientifico “Galeazzo Alessi”. Scuola tosta al punto giusto, dove dimostri di “ricevere e difendere” su livelli di assoluta eccellenza. Una media superiore al nove vogliamo chiamarla in maniera diversa ? Assolutamente no. Quest’anno, la maturità. E il messaggio della “prof” Sara Gaggiotti all’allieva Carolina è stato chiaro e categorico: “Puntiamo al cento”. Più che un pronostico, è sembrato un’ordine… !

Ilvo Diamanti, sociologo, politologo e saggista cuneese ha detto: “Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo. Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi. A chi vi vorrebbe opportunisti e docili. E senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre.” E’ una delle pagine del “diario pubblico” (leggasi profilo Facebook) di Sara Gaggiotti. Deve averla letta e recepita, una cosa del genere, anche Carolina. Sara e Carolina hanno dato valore ad ogni goccia di sudore spesa sul campo e ad ogni minuto passato sui libri a costruirsi una bella fetta di libertà. E allora, cosa vuoi che siano diciotto anni di differenza se, in fondo, uguali come loro, forse non c’è proprio nessuno… Loro che amano allo stesso modo la parte più ludica e quella più “seria” della vita.

Chissà quante dritte si scambieranno in questi mesi, su quanti temi spazieranno due ragazze così apparentemente “lontane” e probabilmente, invece, incredibilmente vicine… Due volti puliti, due volti bellissimi di questa medaglia che, di belle “facce”, ne ha oltre una dozzina… Non perdeteli di vista i volti di Sara e di Carolina, quello di una giovane adulta, di una “donna in carriera” che grazie alla pallavolo può ancora mostrarci il “Peter Pan” nascosto in ognuno di noi… e quello di una diciottenne molto più matura della sua giovane età, che ci ricorda, col suo sorriso, che quello della pallavolo è un’ambiente da vivere ancora con lo spirito di una piccola Alice nel paese delle Meraviglie…

Sara e Carolina, compagne dello stesso viaggio, sedute una accanto all’altra nello scompartimento di una squadra da sogno… Storie di viaggi e di pallavolo, le storie di tutti noi. Perché come canta Daniele Silvestri nella canzone che da il titolo a queste righe, forse è anche merito di uno sport come la pallavolo, che entra nella tua vita per non uscirne più… Ci voleva proprio la pallavolo… “ci voleva si, ci voleva lei, che ti portasse fino a qui, perché fossi come sei, perché fossi così”. Proprio così, così belle come siete…