CON SENTIMENTO – Rotolando respirando

Giorgia

“Le ragazze di Cuello iniziano forte il quinto set (4-1) ma quelle di Nesic non mollano, pur sotto 8-4 al cambio di campo. Sul 10-6, il tecnico della Monte Schiavo chiama time-out. La Despar allunga sul 12-7 ma si lotta ancora, Jesi tiene a muro e lotta su ogni pallone, anche con un’altra giovanissima in campo, Giorgia Chiavatti libero in campo al posto di Mataloni. Cuello chiama time-out sul 12-11, nel testa a testa finale. Sul 13-13, Zetova e un attacco out di Rinieri decretano la conclusione di una gara intensa e spettacolare.” Findomestic Volley Cup, o se preferite, Campionato di serie A1 2009-2010. Ultima giornata della regular season, che la Despar non gioca tra le mura amiche dell’Evangelisti, bensì a San Sepolcro per l’indisponibilità del Palasport perugino. Altrimenti, l’esordio in seria A1 di Giorgia Chiavatti sarebbe avvenuto proprio qui, in quella che da quattro stagioni è casa sua. Nella sua e nella nostra Perugia. In quella partita del 28 marzo 2010, in quella ultima Despar dei grandi nomi (Quaranta, Leggeri, Zetova, Vasileva…) giocava anche il “cuore biancorosso” Chiara Arcangeli, di cui oggi, Giorgia, è la legittima erede. Giorgia che, rotolando verso certi palloni maligni in seconda linea, ha imparato a respirare anche… senza schiacciare. Seguiteci e capirete perché.

Curioso il percorso pallavolistico di Giorgia Chiavatti, vissuto tutto tra l’Umbria e le vicine Marche. Gli inizi a Gualdo Tadino cercando una possibile convivenza tra pallavolo e ginnastica artistica: la scelta definitiva (volley, naturalmente…) e il passaggio a Nocera Umbra, in A2 nella stagione 2007-2008, affidandosi alla sapienza tecnica di un mago dei settori giovanili come Nicola Burrascano, un astigiano che nella scorsa stagione ha guidato il New Volley Asti al titolo di campione italiano under 18 Uisp. Fino a quel momento Giorgia, come tutte le dodicenni, si è divertita con il minivolley e il passaggio a Nocera rappresenta la scelta precisa di volere qualcosa di più dalla pallavolo… In rossoblù, l’incontro con coach Burrascano sarà davvero determinante. Perché al tecnico che in quel momento si occupa di under 16 e prima divisione (oltra a collaborare con lo staff della serie A) quella ragazzina che, per età, al massimo potrebbe giocare in under 14, non sfugge di certo. “Mi colpì subito per l’eccezionale motricità degli arti inferiori: era piccolina, ma dimostrava di avere le qualità tipiche di un talento puro” ricorda Nicola. Che, appena ne ha l’opportunità, la inserisce nel gruppo delle più grandi. E a metà novembre di quella prima stagione “da grande”, Giorgia conquista il posto da titolare in prima divisione e non lo molla più ! Gioca opposto o martello ricevitore e la sua ascesa inarrestabile la porterà ad essere convocata addirittura in serie A2, con Mauro Marasciulo che, grazie a quella scelta, stabilisce un record di cui parlano tutti i giornali: Giorgia Chiavatti è la più giovane convocata in serie A ! E’ il 22 marzo 2008 e nel comunicato stampa nocerino che racconta la sconfitta della Brunelli per 3 a 1 contro Roma, c’è spazio anche per queste parole: “Convocata da Marasciulo, per la partita di oggi, anche una promettente ragazzina del vivaio rossoblù, Gorgia Chiavatti.” Giorgia ha appena tredici anni ! Definirla un talento precoce è quasi un eufemismo. Insomma Nicola Burrascano ci aveva visto giusto eccome. La vita è anche questo. E’ fatta di incontri, di persone che al momento opportuno si trovano sulla tua strada e credono in te, che riescono a cogliere la scintilla di un talento purissimo. Che ti indicano un percorso da seguire, che ti aiutano a muore i primi passi, che ti incoraggiano e ti spingono a credere nelle tue possibilità. E’ ciò che fa la differenza. Non un dettaglio. Giorgia esordisce in A2 – e sarà lo stesso per la prima in A1 – con la maglia numero quattordici. Un numero da grandi schiacciatori, da grandi opposti. Lei giocava sia da martello che da opposto. Il quattordici… il numero di un giocatore fantastico che oggi Giorgia incontra quotidianamente all’Evangelisti. Nei sogni di Giorgia forse c’era proprio quell’idea lì, di diventare un grande opposto, il giocatore decisivo, l’attaccante per antonomasia. Perché no ? Quanti ragazzi oggi sognano di diventare come lui, come il nostro Aleksandar Atanasijević ? E’ la cosa più normale del mondo…

Ma la vita, anche quella sportiva, è fatta di cambiamenti, di trasformazioni, forse anche di evoluzioni. Nel percorso di quella ragazzina che forse sogna di essere “un Atanasijević” qualcosa cambia molto in fretta… La tappa successiva della carriera di Giorgia, quella che coincide con l’arrivo di Jesi, è il punto di svolta del suo percorso. Qui infatti avviene il “ribaltone”: si cambia ruolo, basta con la Chiavatti schiacciatrice, basta con la bimba che sogna un futuro alla Atanasijević. Non si schiaccia più. Tu, Giorgia farai il libero. Un passaggio non proprio indolore, a voler essere diplomatici… In realtà, quello è un vero e proprio shock. Fa un certo effetto leggere vecchie interviste di Giorgia. “Quel cambiamento mi sembrò il furto di un sogno” ha raccontato in una di queste, qualche tempo fa… Un trauma. Il “furto di un sogno” fa effetto anche solo a leggerlo… Ma la vita è proprio “curiosa”, crudele e generosa allo stesso tempo. Ti chiude le porte in faccia, ti toglie quello che consideri più importante, ti fa piangere di dolore… Eppure a lei, alla vita, devi concedere il beneficio… del tempo. Perché il tempo è davvero un gran dottore. Cura le ferite più dolorose e ti regala nuove speranze… Ecco, funziona così: quello che all’inizio sembra un torto, un cambio di percorso inaccettabile, diventa la chiave per aprire le porte verso nuovi sogni… Rotolando, in seconda linea, si può riprendere a respirare forte… Miracoli che solo il tempo riesce a realizzare. E dunque, sì, il sogno continua. Come nemmeno Giorgia, in uno sprazzo di fantasia sfrenata, avrebbe mai immaginato: arriva anche la maglia della nazionale, il gioco si tinge di un meraviglioso azzurro… Jesi, infatti, coincide non solo con l’esordio in A1 a quindici anni di cui abbiamo parlato in apertura, ma anche con molto altro: le giovanili (prima in Under 16 e poi in Under 18 con sette titoli regionali conquistati), la maglia della nazionale juniores allenata da Marco Mencarelli, i campionati di serie B2 fino al 2013. Anni importanti in un settore giovanile prestigioso come quello del Gruppo Sportivo Pieralisi. Il tutto, ed è una costante delle pallavoliste, senza trascurare i risultati scolastici. Non a caso, accompagnata orgogliosamente da papà Franco e mamma Barbara, Giorgia riceve nel maggio del 2013 il premio “Studente-Atleta” istituito dal Panathlon Club di Jesi e assegnato ad un’atleta che, unitamente ad ottimo profitto scolastico, ha conseguito importanti meriti sportivi.

Le qualità di Giorgia non possono sfuggire allo staff della Weath Planet e così, nella stagione 2013-2014, si celebra l’unione tra l’allora diciottenne libero gualdese e la Gecom di Massimo Patiti. Una prima stagione vissuta inizialmente alle spalle del libero titolare Luisa Rocchi, cercando di mettersi in mostra in ogni occasione in cui il coach la chiama in causa… è quanto basta per guadagnarsi dal successivo campionato il posto da titolare ! Verrebbe da dire: il resto è storia nota. E’ il percorso del team perugino che procede di pari passo con quello di Giorgia. Gioie e dolori, vittorie e qualche inciampo, sogni e un pizzico di delusione. Nel grande calderone dello sport, ingredienti che non mancano mai. Come non manca mai lo spirito istintivo, battagliero, grintoso e coinvolgente, di quella ragazza che, smessi i panni della pallavolista, entra senza impaccio in quelli eleganti di chi può farsi notare anche per la sua bellezza e assecondare certi percorsi che, in questo ambito, possono regalarti esperienze gratificanti come quelle del taraflex.

Giorgia è un’altra delle colonne di questo gruppo. Quattro stagioni nello stesso ambiente, a poche decine di chilometri da casa, incidono in maniera importante sulla tua storia. La storia di una ragazzina che voleva diventare una grande attaccante e che adesso, come è accaduto lo scorso giugno, insieme ad uno di liberi più vincenti della pallavolo italiana ed internazionale come Andrea Bari, può raccontare agli allenatori tutti i segreti di questo ruolo, moderno e affascinante. La vita è davvero curiosa… Trasforma i tuoi sogni, alcuni ne cancella e altri te ne regala. Ti insegna a cambiare prospettiva, a vedere “il gioco” da un’altra angolazione, non meno importante di quella che avevi considerato fino a quel momento… Perché una schiacciata nei tre metri ti toglie il fiato, ma una difesa “impossibile” su quello stesso attacco, forse è ancora più spettacolare…. Ti fa trattenere il respiro nell’attesa di quel volo che tiene vivo lo scambio, che ne ribalta l’esito: tutto può ripartire dalla tua difesa, è da quel volo, che rinasce un nuovo respiro… Solo il libero lo sa, lui che, rotolando, respira, cercando un’aria nuova… Quelli che… “Rotolando verso il mondo, respirando l’aria è mia…”