CON SENTIMENTO – Opposti, specialmente

Opposti

Paul Scholes

Nasciamo tutti calciofili, noi italiani. Fin da piccoli, scopriamo due oggetti che, nella peggiore delle ipotesi, ci accompagneranno fino all’adolescenza: il pallone in primis e poi la bici. Per correre, giocare, stare insieme, coltivare sogni, spesso folli e irrealizzabili. Pallone e bici, ma soprattutto pallone, ovviamente. La culla dell’immaginazione, a forma di sfera. Chi di noi perugini, talentuosi o scarponi che fossimo, non ha mai sognato, almeno una volta, di segnare un gol sotto la Nord dello stadio Curi… E’ quel calcio lì, che ti resta nel sangue, che rimane in circolo, da qualche parte, per sempre.

Ma più del gioco, crescendo e maturando, finiscono per affascinarti certe storie… Quelle dei giocatori, per esempio. La Premier, il campionato inglese, è uno dei tornei più suggestivi d’Europa. Atmosfera un po’ magica in tutti gli stadi. La percepisci dalla tv: sembra che giochino sempre una finale di coppa del mondo. Stadi pieni, carichi di passione per i propri eroi. Stelle o comprimari, bomber o giocatori di fatica. Tutti uniti dallo stesso sentimento di ammirazione e rispetto. Qualcuno, ovviamente, un po’ di più. Per esempio “Silent Hero”, l’eroe silenzioso. Che poi, tanto silenzioso, non è. Non deve esserlo uno che, per esempio, non si è tirato indietro nel commentare il grande colpo calcistico dell’estate: “Pogba? Non può valere 125 milioni di euro”. Chiaro? Lo ha detto lui, il signor Paul Scholes, ex uomo simbolo del Manchester United, uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio mondiale. Ammirato dai suoi tifosi e da quelli avversari. Omaggiato dai giocatori rivali col massimo del rispetto. Fino alla soglia dei quaranta anni, protagonista indiscusso del calcio europeo con la stessa maglia. Sempre quella. Quella indossando la quale ha vinto undici campionati, tredici coppe nazionali, due Champions League, una Coppa intercontinentale, un Mondiale per Club. Con la maglia dei Red Devils, quasi 800 partite ufficiali con 156 goal all’attivo. A queste partite, bisogna aggiungerne oltre 200 con la maglia della nazionale inglese, con cui ha disputato due mondiali e due europei. Una autentica leggenda. Uno per il quale l’unico motto possibile è sempre stato: “Nessuna partita è mai persa per me”. Uno stile di vita, prima ancora che un motto sportivo. Non può che essere così, per un uomo cui la vita ha regalato grandi successi ed un paio di scomodi compagni di viaggio con cui convivere: asma e diabete di tipo uno.

Paul Scholes, una delle dimostrazioni più eclatanti del fatto che diabete e sport possano convivere; che atleti e patologie possano viaggiare insieme, unirsi pacificamente senza intralciarsi a vicenda. Campioni e diabete: un binomio possibile.

Sono ovviamente necessari degli adattamenti da parte dell’atleta, accorgimenti, attenzioni, comportamenti propri di questo tipo di situazione. Né facile, né impossibile. Semplicemente necessario, per continuare il proprio cammino, per continuare ad essere se stessi, in campo e fuori. Se stessi, ma un po’ speciali…

Sport e diabete, per chi non conosce abbastanza la materia, potrebbero sembrare opposti, e invece, sono come opposti che si attraggono. O forse il diabete è attratto dagli opposti? Chissà… Di fatto, questa stagione, in casa nostra, ha messo insieme due schiacciatrici opposte davvero uniche: Jessica Puchaczewski e Veronica Minati.

Jessica, beh Jessica è una di noi. Puoi vederla come vuoi: una ragazzina, con i suoi ventiquattro anni appena, oppure una giovane saggia, nonostante non abbia nemmeno venticinque anni… Una che ha iniziato presto con il volley e lo ha fatto, segno del destino, proprio in Umbria, a Nocera. Nelle giovanili e un po’ in prima squadra. Quella di Nocera Umbra, quella del volley targato Brunelli, è stata una stella che si è spenta purtroppo molto fretta… La serie A2 vissuta come il passaggio di una cometa: tre stagioni a cavallo tra il 2006 e il 2008. Poi l’abbandono. Tre stagioni che hanno visto passare di là, però, un bel pezzo di questa Tuum 2016-2017: Corinna Cruciani, Giorgia Chiavatti e, appunto, Jessica. Che da lì, ha poi girato lo stivale tra Pavia, Sabaudia, Alessandria… prima di arrivare in questa che è la sua seconda casa, a mostrarci come si combatte su ogni palla, portandosi sulle spalle “l’amico diabete”. A mostrarci come non si molla mai perché, come raccontava in una vecchia intervista dei tempi di Sabaudia: “…m’ispiro molto alla Aguero, una giocatrice che esprime tutto quello che un’atleta deve fare”. Diciamo che Jessica, fin da allora, aveva saputo scegliere il modello giusto. Ve lo diciamo noi perugini che, Tay, l’abbiamo vista, ammirata, amata come probabilmente nessun’altro… Jessica è uno dei nostri opposti speciali. E’ diabetica di tipo uno, mellito, e celiaca. Jessica che, lo scorso 14 novembre, al termine della partita casalinga contro Cesena non stava nella pelle, non per il 3 a 0 appena conquistato, ma perché, ai nostri microfoni, voleva raccontare una volta di più, in occasione della Giornata Mondiale dedicata al Diabete che… “L’insulina non è un limite, ma un mezzo per andare avanti. Ai ragazzi che non la accettano dico di non avere paura di mostrarsi per quello che si è. Il diabete ci rende speciali e più forti. Non siamo limitanti in nulla: noi siamo dei leoni”. Jessica e i suoi ventiquattro anni, gli ultimi dieci, da leonessa, in compagnia del diabete. Cosa volete che sia, per un tipo così, un ginocchio che ti molla sul più bello… Ma, anche questa, è acqua passata.

Veronica invece, è appena sbarcata a Perugia. Nel suo caso, pallavolo e diabete di tipo uno, si sono incontrati quasi nello “stesso posto”: a tredici anni l’abbraccio con la pallavolo nella sua Omegna, culla di grandi talenti come Leo Lo Bianco, Paola Cardullo, Chiara Negrini e, ovviamente, Veronica Minati… Qualche anno più in là, l’incontro col diabete, esattamente nel 2000, all’età di diciassette anni. Veronica è il grande colpo della Tuum, inutile girarci intorno. Lei che ha giocato sette stagioni in A2 conquistando due promozioni in A1 (con Spezzano e Ornavasso). Lei che altrettante promozioni (puntiamo alla terza…? toccate pure ferro…) le ha ottenute passando dalla B1 alla A2 a Verona e ancora ad Ornavasso. Veronica che, al culmine di un triennio fantastico proprio ad Ornavasso: due Coppe Italia di B1, la promozione in A2, la promozione in A1 da capitano e bomber della squadra (417 punti in 26 partite, quarta miglior realizzatrice della Serie A2), sceglie l’avventura estera portando il Nantes a giocarsi la finale scudetto (con qualificazione alla Champions League) e la finale di Coppa di Francia. Una fuoriclasse, un lusso vero, per questa categoria. Una ragazza esperta al punto giusto, sulle spalle della quale possiamo caricare con fiducia tutti i nostri sogni… Veronica Minati è testimonial di A.N.I.A.D. Onlus (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici); Veronica, il suo viaggio in compagnia del diabete, lo ha raccontato anche al suo arrivo a Soverato, di rientro dall’esperienza francese: “Al momento in cui ti viene diagnosticata la malattia non si attraversa un periodo facilissimo, ma nel mio caso la passione per la pallavolo mi ha aiutata a convivere con questa condizione; i medici mi hanno sempre spinta a continuare, dicendomi che lo sport avrebbe dovuto far parte della mia vita. Mi sono fatta forza, non mi sono arresa e imparando a convivere col diabete i risultati sono arrivati, anche grandi risultati “. Grandissimi Veronica, grandissimi… Confidando nel fatto che, il meglio… E ci siamo capiti…

Sport e diabete, opposti apparenti che si attraggono o semplicemente compagni dello stesso viaggio. Lo sanno bene anche Remo Ambroglini e Daniele Panfili, altri compagni di questo viaggio 2016-2017, che insieme a Jessica e Veronica formano davvero un quartetto di meraviglie…

Ecco, vedete, tra le pieghe di una stagione sportiva, andando a guardare bene, oltre le “apparenze” dei numeri, dei risultati, delle classifiche, si può provare a capire qualcosa in più, per esempio, anche su chi mette a terra più palloni degli altri… Si possono leggere storie come quelle di Jessica e Veronica: storie che parlano dei loro sogni, della loro fatica, dei percorsi non sempre facili, delle vittorie e delle sconfitte. E si può imparare qualcosa in più sulla vita, su quest’avventura incredibile che non sempre ti fa vincere per tre a zero. Anzi. Qualche volta ti “ruba” un set, magari due. Ma alla fine, magari al tie-brek, vince chi ha più forza, vince chi non ha paura. Vincono i leoni. Vincono Remo e Daniele, vince Paul Scholes, vincono Jessica e Veronica. E, a noi romantici, a noi che facciamo “solo” il tifo… queste, sono le vittorie che piacciono, sempre, un po’ di più…