CON SENTIMENTO – Un segno di te

Noemi Porzio

Il 17 novembre 2014 scrissi un pezzo che si intitolava “Quella volta che la Gecom fece il Las Palmas”. Raccontava una partita sulla carta impossibile, quella delle ragazze di Fabio Bovari, chiamate ad affrontare in trasferta il San Giustino di Mirka Francia. Rewind: “Per la quinta di campionato la Gecom va a giocare proprio nella tana del San Giustino, la squadra di Mirka. Che, alla soglia dei quaranta, tira ancora bordate che fanno paura. Una buona squadra, con Mirka nel motore, diventa una squadra fortissima. Diventa la squadra da battere. Ogni volta scende in campo da favorita. Ovunque. Figurarsi tra le mura amiche, nel suo palasport, davanti al suo pubblico, caldissimo. San Giustino non può non vincere. Non esiste.” Proprio come quella volta lì, quella volta in cui la Colussi Perugia era la favoritissima nella semifinale di Coppa Cev, disputata di fronte al pubblico del PalaEvangelisti, contro un non impossibile Hotel Cantur Las Palmas. E invece accadde l’incredibile. Perugia, che in quella stagione avrebbe vinto il suo primo Scudetto, uscì sconfitta dal confronto con le spagnole. Come la favoritissima San Giustino che, con Mirka nel motore, finì in panne grazie ad una Gecom da sballo, capace di conquistare la più insperata e gustosa delle vittorie.

Quel Perugia-Las Palmas è una sorta di “peccato” che, evidentemente… non abbiamo ancora espiato ! Ce l’ha ricordato qualcuno che, quella due giorni dedicata alla Final Four di Coppa Cev (8 e 9 marzo 2003), non l’ha dimenticata. Qualcuno che in quella squadra guidata da Jenny Lang Ping – ovvero colei che qualche settimana fa ha portato la nazionale cinese sul gradino più alto del podio olimpico – in quell’Asystel che vinse la Coppa, c’era. Eh sì, perché accanto ai “mostri sacri” Cristina Pirv, Sara Anzanello, Viriginie De Carne, Paola Cardullo… c’era anche la nemmeno ventenne novarese doc Noemi Porzio ! Che nell’Agil Volley, inventata a Trecate da Suor Giovanna Saporiti, ha mosso i primi passi pallavolistici, catturata come tante bimbe di quell’epoca dai cartoni di Mila e Shiro. Noemi ha vissuto dunque, da dentro, la grande ascesa di quel fenomeno che appena tre anni prima della vittoria in Coppa Cev, aveva centrato l’accoppiata campionato di A2 e Coppa Italia. Quella era la stagione 2000-2001 e, da quella precedente, poco più che quindicenne, Noemi Porzio gravita già in prima squadra e fa il suo esordio in A2. Quelli dal 1999 al 2003 sono dunque anni di crescita e successi per il giovane libero novarese, che cattura con gli occhi i segreti di Paola Cardullo, si affida alle cure sapienti di Armando Martens prima e Luciano Pedullà poi, per mettere in bacheca i primi trofei della sua carriera. Il tutto, in attesa di spiccare il volo… Insomma, vivere una favola da dentro ed esserne protagonista, lasciando sempre un segno del proprio passaggio. E di segni, in questa storia, ne troveremo diversi, strada facendo. Tracce di un modo di essere, di uno stile che non passa inosservato. Segni, di te.

Dopo l’esperienza novarese, Noemi Porzio va a “farsi le ossa” in B1 nelle file della Libertas Villanterio, prima di tornare in A2 e diventare una… farfalla con la maglia della Brums Dimeglio Busto Arsizio, di cui è il libero titolare. Il volo di Noemi è iniziato, è iniziato sul serio. Lei, ormai, non è più “solo”… la sorella del grande Luca Porzio, scoutman dell’Asystel e campione del mondo con la nazionale di Bonitta. Vola da sola, libera e felice. Nel suo “persempre” chiamato pallavolo. Busto Arsizio è una tappa, Vigolzone in B1 quella successiva, prima del ritorno nella massima serie con la maglia della Tena Volley Santeramo che gioca la “scommessa-Porzio” come libero titolare in A1 e la vince. Due stagioni nella massima serie e poi la svolta. Noemi scende in B1, a San Severino, e si trasforma in schiacciatrice-ricevitrice: l’evoluzione della specie. Un percorso tecnico che si amplia, si arricchisce. Perché, “quello che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama… la nascita di una farfalla”. Il torneo successivo Noemi lo gioca a Marsala, sempre in B1, mentre nel 2010-2011 la stessa categoria la disputa a San Casciano, dove raggiunge le finali dei play off per la promozione in A2. La tappa seguente del suo tour la porta a Collecchio, per vestire i colori della Stem Parma Ascensori dove arriva a guidare, da capitano, un gruppo di ragazzine terribili fino ai play off promozione, conquistati all’ultimo tuffo, ovvero all’ultima giornata di campionato. Parma non sarà una tappa qualsiasi del percorso sportivo e soprattutto personale della protagonista di questa storia. Parma diventa casa, porto sicuro, soprattutto del cuore. Parma lascia un segno indelebile nel cammino di Noemi, ma anche lei ci metterà del suo per marchiare a fuoco, col suo rendimento, anni importanti.

Al punto che, le qualità di Noemi e i formidabili numeri di quelle stagioni parmensi (nella prima 382 punti realizzati in 107 set disputati, suddivisi in 28 ace, 321 attacchi e 33 muri; nella seconda, quella che vale i play off, 428 punti in 28 partite, una media di oltre 15 punti a match), non sfuggiranno ai suoi avversari più attenti… Bastano due chiacchiere a fine partita in quel di Bolzano per far scoccare la scintilla che porterà Noemi ad indossare i colori della Volksbank Sudtirol Bolzano, matricola della serie A2. Parole di quel tempo: “ll mio procuratore ha tenuto i contatti e io ho accettato ancora prima di sapere se avrei giocato in A2: in Alto Adige ci sarei venuta anche in B1”. Storie che si rincorrono, forse favole che assomigliano a qualcosa che ci appartiene. Perugia ha vissuto un destino simile. La domanda di ammissione alla Serie A2, l’attesa del verdetto e la necessità di costruire una squadra competitiva sia in A2 che in B1… Destini che si incrociano e si rincorrono. Segni, anche questi, perché no ?

Nella sua prima stagione in A2, Bolzano chiude con un lusinghiero ottavo posto. La stagione successiva, invece, sarà molto amara per Noemi. Il 24 settembre 2014, nel corso di un allenamento, si infortuna in maniera importante al ginocchio destro e la sua stagione finisce praticamente lì. La Volksbak Sudtirol, intanto, vince la regular season con nove punti di vantaggio sulla seconda e conquista la promozione in A1 oltre alla Coppa Italia di A2. Noemi legge questa favola un po’ “da fuori”, ma il suo contributo non passa ugualmente inosservato. Anche questa volta, lascia il segno: “Decisiva con il suo esserci sempre a bordo campo, con la voglia costante di essere parte di una squadra quando non è semplice esserlo. Presente costantemente nello spogliatoio senza poterlo varcare ogni momento: un piccolo capolavoro.” Le parole fanno bene, aiutano, raccontano di te, soprattutto nei momenti più difficili. Queste ci permettono di capire molto, sullo spessore della persona e, di conseguenza, su quello di un’atleta che lascia il segno, comunque. Una persona positiva, anche quando tutto ti potrebbe spingere a non esserlo.

Siamo arrivati alla più stretta attualità. All’altro ieri, alla sesta stagione in serie A2 di Noemi Porzio, la terza consecutiva per gli almanacchi. Quella vissuta a Caserta, prima di approdare a Perugia. Un torneo per ritrovarsi, per ricominciare quel volo, quella favola interrotta bruscamente qualche mese prima. Mesi importanti, che in Campania hanno avuto un sapore particolare, che l’hanno vista anche tornare a misurarsi col ruolo di libero. Come è andata ? Ecco qui: “Applausi per Noemi, dimostratasi giocatrice di notevole spessore professionale ed umano, ha cambiato ruolo in corso d’opera senza battere ciglio, sempre carica e determinata. Le nostre strade sportive si dividono, non quelle del cuore”. Parole e musica di Carlo Barbagallo, presidente casertano. Un segno di te, un altro, che resta anche in questa parte di un’Italia pallavolistica vissuta in lungo e in largo.

Questa è un po’ la storia di un ex libero diventato schiacciatore, quella di una giocatrice capace di fondere alla perfezione i fondamentali di seconda linea ed essere efficace in attacco. “Tutti gli allenatori che ho avuto in questi anni, mi hanno definito una giocatrice di equilibrio”, ha ricordato in diverse occasioni Noemi. Non potrebbe essere altrimenti. Un Goran Vujevic al femminile, oppure un novello “Airone”, lei che contro il nostro Airone di Varsavia, Dorota Swieniewicz, ha giocato anche in quella famosa stagione 2002-2003. Quella in cui sembrava fin troppo facile battere il Las Palmas e andarsi a giocare la Finale di Coppa Cev contro Novara. E invece andò diversamente. Per chi vinse quella Coppa, per Noemi Porzio, quello fu uno dei tanti risultati positivi di una brillante carriera. Un successo che ha lasciato un segno e un piacevole ricordo lontano. Ovunque passiamo, ovunque andiamo, in ogni città in cui abbiamo vissuto, forse lasciamo un segno, un ricordo, una traccia di noi… Abbiamo capito che, ovunque passa, Noemi Porzio lascia, col suo stile, un segno indelebile… E allora, bentornata dove ha già scritto qualcosa di speciale, dove ci auguriamo che la favola… di una bimba che a sette anni si innamorò della pallavolo guardando un cartone animano… che poi conobbe una suora che faceva giocare le ragazzine a pallavolo… che poi accarezzo una coppa luccicante in una città chiamata Perugia… possa arricchirsi di nuovi importanti capitoli. Quelli che sai scrivere tu, quelli che lasciano il segno. Un segno, di te…